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Viaggi 3 min di lettura21 ott

L’Aquila dopo il sisma: la rinascita che conduce sulle vie dei pastori

Dalla ricostruzione del capoluogo abruzzese alle tracce della transumanza, un itinerario tra fede, arte, memoria e paesaggi lontani dal turismo di massa.

A L’Aquila la ricostruzione non ha cancellato le ferite del terremoto del 2009: le ha trasformate in parte del racconto urbano. Tra edifici restituiti alla città, decorazioni riemerse e luoghi di culto segnati dal tempo, il capoluogo abruzzese si prepara a vivere il ruolo di Capitale Italiana della Cultura 2026.

Il viaggio rientra nell’Abruzzo Food Experience, iniziativa nata dalla collaborazione tra la Camera di Commercio di Chieti Pescara e il Consorzio Abruzzo Travelling, con il sostegno della Regione Abruzzo. Il progetto è stato presentato anche attraverso «Piacere Abruzzo», prima fiera regionale dedicata al turismo, ospitata negli spazi di Lanciano Fiera.

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La rinascita passa dalle cicatrici

Adagiata a 721 metri nella conca compresa tra il Gran Sasso e i Monti della Laga, L’Aquila domina la valle dell’Aterno. La fondazione risale al 1254, ma l’immagine attuale della città è il risultato di un lungo intervento di recupero seguito al sisma che nel 2009 colpì duramente il centro storico.

I cantieri hanno riportato alla luce elementi rimasti nascosti per generazioni: dipinti coperti da strati di intonaco, carte antiche e ambienti murati forse durante le epidemie del Seicento. Sono testimonianze che aggiungono nuovi capitoli alla storia cittadina e mostrano quanto ancora resti da scoprire sotto la superficie degli edifici.

Al calare della sera, la visita può iniziare dalla Fontana Luminosa, dominata dalle sculture femminili in bronzo. Da qui il percorso segue il Corso, tra ristoranti, locali e giovani, fino a Piazza del Mercato: un itinerario che restituisce l’immagine di una città tornata a vivere dopo anni difficili.


Le chiese raccontano terremoti e speranze

La Basilica di San Bernardino da Siena conserva le spoglie del religioso francescano, più volte arrivato all’Aquila nel Quattrocento per favorire la pacificazione tra le fazioni locali. La facciata, larga e contenuta in altezza, riflette criteri costruttivi pensati per limitare gli effetti delle scosse.

All’interno si incontrano il soffitto ligneo dorato, l’organo monumentale e la pala in terracotta invetriata realizzata da Andrea della Robbia. Durante i restauri successivi al terremoto sono stati trovati anche piccoli ceci inseriti negli intagli: gli artigiani li utilizzavano come materiale leggero per dare forma alle decorazioni prima della doratura.

In Piazza Duomo, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, conosciuta anche come Chiesa delle Anime Sante, custodisce un’altra memoria sismica. Il terremoto del 2 febbraio 1703, avvenuto durante la Candelora, colse i fedeli riuniti all’interno dell’edificio e devastò la città.

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La decorazione accosta immagini legate alla morte, come teschi e scheletri, a figure angeliche e richiami all’Albero della Vita. Anche la cupola conserva il segno del sisma del 2009: il restauro ha lasciato visibile la frattura tra le strutture originarie e quelle ricostruite, facendo della lesione una parte integrante della lettura del monumento.


Collemaggio apre la via dei tratturi

Il giorno successivo conduce alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, riconoscibile per la facciata scandita da pietre bianche e rosa. Voluta alla fine del XIII secolo dall’eremita Pietro Angelerio, destinato a diventare Papa Celestino V, custodisce la Porta Santa legata alla Perdonanza Celestiniana, istituita nel 1294 e considerata il primo giubileo della storia.

Il complesso permette però di leggere anche la dimensione economica dell’Abruzzo. Gli spazi attorno alla basilica erano infatti collegati alla partenza delle greggi dirette lungo i tratturi verso la Capitanata pugliese, nell’ambito di una pratica regolamentata dal XV secolo sotto la Corona d’Aragona.

La transumanza poteva coinvolgere fino a cinque milioni di pecore. Il Tratturo Magno, uno dei percorsi più importanti, superava i 240 chilometri e collegava i pascoli abruzzesi alle aree meridionali, muovendo non soltanto animali ma anche merci e persone.

Lungo queste vie circolavano lana, formaggi, prodotti artigianali e le ceramiche di Castelli, destinate ai mercati del Regno di Napoli. A Collemaggio, dunque, la storia religiosa della città si intreccia con quella del lavoro, degli scambi e del paesaggio costruito nei secoli dai pastori.

Questo è il primo segmento dell’itinerario abruzzese. La tappa successiva porterà nella Marsica, tra i Cunicoli di Claudio ad Avezzano, il Cammino dei Briganti a Sante Marie, le opere di «Borgo Universo» ad Aielli e le montagne del Parco Nazionale del Gran Sasso.

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