Clauzetto, il panorama è solo l’inizio: cosa si nasconde nel sottosuolo
Tra belvedere, mulattiere e grotte preistoriche, il borgo friulano accompagna dalla storia religiosa alle tracce dei Neanderthal.
Dall’alto dei suoi 560 metri, Clauzetto guarda verso la pianura friulana e il Tagliamento, fino all’Adriatico quando l’aria è limpida. Ma il panorama che gli è valso il nome di Balcone sul Friuli è soltanto una parte dell’esperienza: pochi chilometri più in là, sotto l’altopiano di Pradis, si apre un ambiente fatto di gole, cascate e cavità carsiche.
Il paese, in provincia di Pordenone e sulle Prealpi Carniche, comprende diverse borgate sparse tra boschi e pendii. In una giornata si possono alternare la visita al centro, i percorsi sulle antiche vie di collegamento e la discesa nell’Orrido del torrente Cosa, dove la natura si intreccia con importanti testimonianze archeologiche.
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Le grotte raccontano una storia antica
Le Grotte Verdi di Pradis si trovano a Pradis di Sotto, su un altopiano alle spalle di Clauzetto. Il torrente Cosa ha scavato una forra nella roccia calcarea, creando un paesaggio di pareti, passerelle, massi e piccoli salti d’acqua.
Per arrivare nella parte più bassa dell’Orrido bisogna affrontare una scalinata di 207 gradini. Il percorso è suggestivo, ma la risalita richiede impegno; sono quindi consigliate calzature con buona aderenza, soprattutto nei tratti umidi. L’itinerario non è adatto a passeggini e sedie a rotelle, mentre è necessario prestare attenzione se si viaggia con bambini.
Nella zona superiore è presente anche un anello panoramico, con un attraversamento del torrente su un vecchio ponte in pietra e una passerella più recente. Nel 1965 don Terziano Cattaruzza promosse la realizzazione della Grotta della Madonna, dove venne collocata una statua bronzea della Vergine; nel 1969 fu ultimato il cammino verso la forra. La tradizione religiosa continua con la messa celebrata a Natale.
Sotto terra emergono i Neanderthal
Il sottosuolo di Pradis non conserva soltanto fenomeni naturali. Gli scavi nella Grotta del Clusantin hanno restituito strumenti di selce e resti animali riferibili a gruppi di cacciatori-raccoglitori vissuti circa 14.000 anni fa, nel Paleolitico superiore. Le ossa di marmotta costituiscono il 91% dei reperti faunistici e indicano una caccia legata sia all’alimentazione sia al recupero delle pellicce.
La Grotta del Rio Secco porta ancora più indietro nel tempo, con frequentazioni neandertaliane datate tra 49.000 e 42.000 anni fa. Gli archeologi hanno trovato anche rare tracce riconducibili all’uccisione e al consumo dell’orso.
Il Museo della Grotta di Pradis raccoglie materiali archeologici e paleontologici provenienti dall’area. Una parte dell’esposizione è stata progettata per favorire l’accesso alle persone con disabilità visiva, grazie a postazioni tattili e audiodescrizioni che aiutano a comprendere i reperti.
Il borgo vive tra chiesa e mulattiere
Nel centro di Clauzetto, la chiesa dedicata a San Giacomo Apostolo domina l’abitato. L’edificio risale ai primi decenni del Seicento, mentre il campanile in pietra fu innalzato nel 1732 e presenta una grande stella sulla sommità. All’interno si trovano tre navate, altari marmorei di gusto barocco, il battistero con copertura lignea intagliata e un altare maggiore opera dei Peschiutta di Gemona.
La presenza della reliquia del Preziosissimo Sangue trasformò Clauzetto in una destinazione per i pellegrini a partire dal Settecento. Nel 1755 il patriarca di Venezia ne riconobbe l’autenticità. A questa devozione è collegato il Perdon di Clauzetto, chiamato anche Perdon Grant, che si svolge nel giorno dell’Ascensione.
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Una volta lasciata la chiesa, la passeggiata prosegue tra cortili, abitazioni e strade strette. Clauzetto non è racchiuso da una cinta muraria: il suo tessuto abitato è distribuito in più nuclei sui versanti. Palazzo Còncina testimonia il passato del paese, un tempo punto di riferimento per attività economiche e culturali.
A Gerchia, Tascans e Zuanes sono ancora leggibili le caratteristiche delle case tradizionali, con muratura, scale esterne e ballatoi in legno. Gli interventi realizzati dopo il terremoto del 1976 hanno contribuito a preservare questi edifici e la fisionomia delle borgate.
Cammini, fontane e sapori locali
Tra le frazioni corrono vecchie mulattiere e tratti lastricati, noti in friulano come clapadóries. Un circuito di circa tre chilometri passa da Dominisia e Triviat prima di risalire verso San Giacomo: il tragitto dura indicativamente un’ora, senza calcolare le soste.
Un itinerario di maggiore respiro segue il percorso storico intitolato a San Martino e unisce Vito d’Asio a Clauzetto. I suoi 4,4 chilometri presentano un dislivello di 170 metri e si percorrono in circa un’ora e 40 minuti. Lungo il tracciato, classificato facile, si incontrano muretti a secco, campi e l’antica pieve di San Martino d’Asio, già ricordata in documenti del 1186.
Il Comune ha inoltre recuperato sedici fontane attraverso il progetto Gli itinerari ritrovati nelle Prealpi Carniche. In passato servivano per l’acqua, il bucato e gli animali, ma rappresentavano anche luoghi di socialità. Il giro più breve dura circa due ore e tocca le fontane del capoluogo, comprese Nujaruç e Ribons, oltre a quelle di Dominisia e Triviat; il percorso tra Celante e Pradis di Sopra richiede invece circa quattro ore, alternando tratti in automobile e camminate.
Tra i manufatti storici spicca la fontana di Pezetes, costruita nel 1894 dagli abitanti della borgata. Alimentata dal Rio dei Pezetes, conserva una vasca in pietra per abbeverare il bestiame e un arco posto vicino al punto di captazione.
A tavola, il piatto simbolo è la balote: una sfera di polenta ripiena di formaggio Asìno o Montasio, riscaldata fino a formare un interno filante e una superficie croccante. L’Asìno, prodotto nella Pieve d’Asio almeno a partire dal Settecento, nasce dalla fermentazione di latte, panna e sale in contenitori di rovere o vasche di pietra, chiamati salmueries.
Alla preparazione è legata anche una tradizione matrimoniale. Il pretendente portava le polpette di polenta e formaggio alla famiglia della ragazza; se i familiari le scaldavano e le mangiavano insieme a lui, la proposta veniva considerata accettata.
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