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Manasija, la fortezza serba che nasconde un tesoro bizantino

Tra torri, mura e boschi, il monastero di Manasija conserva affreschi, manoscritti e la memoria di Stefan Lazarević, figura centrale della Serbia medievale.

A prima vista sembra una roccaforte costruita per affrontare lunghi assedi: torri imponenti, pareti di pietra e aperture ridotte. Dentro quelle difese, però, si trova un monastero ancora attivo, custode di capolavori artistici e di una tradizione culturale che ha segnato la storia serba.

Conosciuto in passato anche come Resava, il Monastero di Manasija sorge su un altopiano vicino alla valle del fiume Resava, circondato da boschi e rilievi. Nel 2010 l’UNESCO lo ha inserito nella lista propositiva dei siti candidati al Patrimonio Mondiale.

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Le mura raccontano la sua forza

Il complesso riunisce due funzioni solo apparentemente opposte. All’esterno conserva l’impianto di una straordinaria struttura difensiva medievale; all’interno mantiene invece l’atmosfera raccolta di un luogo di culto ortodosso abitato da una comunità di religiose.

La cinta comprende 11 torri principali, alle quali si aggiunge una dodicesima costruita in una zona orientale separata. Le mura, un tempo alte circa 12 metri, erano articolate su più livelli e dotate di camminamenti, merlature e caditoie. In tutto se ne contavano 104, una caratteristica poco comune nelle fortificazioni serbe dell’epoca. A completare la protezione c’erano una seconda cerchia muraria, oggi conservata solo in parte, e un fossato largo fino a 17 metri.

Il mastio, chiamato Torre del Despota, ha una pianta quadrata di circa 14,5 metri per lato. Per dimensioni e distribuzione degli ambienti rappresenta uno degli esempi più rilevanti dell’ingegneria militare medievale serba.


Gli affreschi sono il vero tesoro

Nel cuore del cortile si trova la chiesa principale, riconducibile alla Scuola della Morava. La costruzione presenta una croce inscritta, terminazioni absidali e cinque cupole; all’esterno prevalgono linee sobrie e blocchi di arenaria, mentre gli interni mostrano la ricchezza della decorazione bizantina.

In origine le pitture coprivano circa 2.000 metri quadrati. Oggi ne restano approssimativamente 700, ma la qualità dei frammenti superstiti è ancora evidente: blu profondi, dettagli dorati, fisionomie espressive e abiti minuziosamente lavorati caratterizzano uno dei più raffinati cicli pittorici dei primi anni del Quattrocento.

Sulla parete occidentale della navata è visibile il ritratto di Stefan Lazarević, raffigurato con vesti sontuose e aquile bicipiti. Una lastra di marmo indica invece la sepoltura attribuita al despota.

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Il progetto di Stefan Lazarević

La fondazione del monastero è legata a Stefan Lazarević, figlio del principe Lazar e protagonista di una fase segnata dall’avanzata ottomana nei Balcani. Condottiero e membro dell’Ordine del Drago, il sovrano si dedicò anche alla letteratura, alla traduzione e alla promozione delle arti.

Tra il 1406-1407 e il 1418 fece costruire Manasija non soltanto come futuro mausoleo, ma anche come centro religioso e intellettuale. Qui nacque la Scuola di Resava, dove i monaci trascrivevano, correggevano e traducevano manoscritti. Prima della stampa, la riproduzione di un volume richiedeva mesi, grande preparazione linguistica e un’accuratezza costante: il lavoro svolto a Manasija contribuì così alla conservazione e alla circolazione di testi religiosi e letterari slavi.

Stefan morì improvvisamente nel 1427 e il monastero accolse le sue spoglie. Nei secoli seguenti il complesso subì incendi, occupazioni ottomane, distruzioni e successive ricostruzioni. Nel XIX secolo furono avviati nuovi restauri, sostenuti anche dal principe Miloš Obrenović; dal 1954 la struttura ospita una comunità monastica femminile.


Cosa vedere e come arrivare

Durante la visita meritano attenzione anche i resti del refettorio, dove i monaci consumavano i pasti insieme, oltre alle tracce degli spazi destinati alla vita quotidiana, ai depositi e alle attività artigianali. Poiché Manasija è tuttora un luogo religioso abitato, è necessario indossare abiti adeguati e mantenere discrezione soprattutto nelle aree riservate alla preghiera.

Il monastero si trova nella Serbia orientale, a circa 3 chilometri da Despotovac, nella regione storica della Resava. Belgrado dista circa 135 chilometri in linea d’aria, mentre il tragitto su strada è più lungo. Per arrivare dalla capitale è consigliabile l’automobile, seguendo la direzione di Despotovac e poi le indicazioni per il complesso.

L’ultimo tratto attraversa campagne, piccoli centri e paesaggi collinari lontani dai principali itinerari internazionali. Superata Despotovac, la destinazione si raggiunge in breve tempo.

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