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Viaggi 4 min di lettura3 ore fa

Lanuza, il borgo sommerso che l’inverno restituisce ai Pirenei

Case in ardesia, acque turchesi e un palcoscenico galleggiante raccontano la rinascita di un villaggio aragonese quasi cancellato da una diga.

Quando arriva la neve, Lanuza cambia volto: il bianco ricopre i tetti in ardesia, si appoggia sulle montagne e rende ancora più suggestivo il profilo del paese affacciato sul lago. Anche nelle stagioni più fredde il borgo conserva un fascino particolare, soprattutto per chi vuole osservare un angolo meno affollato dei Pirenei aragonesi.

La visita può essere organizzata tra la tarda primavera e l’inizio dell’autunno, quando i percorsi sono generalmente più praticabili e prati e boschi mostrano colori intensi. Luglio coincide con il periodo più animato, grazie agli appuntamenti musicali di Pirineos Sur, mentre settembre offre spesso un’atmosfera più raccolta.

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Tra lago e montagne da esplorare

Lanuza si trova nella Valle de Tena, a 1.284 metri di quota, nella provincia di Huesca. Il paese appartiene alla comunità autonoma dell’Aragona e sorge non lontano dal confine francese, in un territorio dove si alternano foreste di faggi, corsi d’acqua, laghetti glaciali e vette oltre i 3.000 metri.

Dal villaggio si possono seguire i sentieri del Camino Natural del Embalse de Lanuza, tracciato che riprende in parte gli antichi collegamenti con Sallent de Gállego. Nei pressi dell’Embarcadero Suscalar, lungo la strada tra i due centri, sono inoltre disponibili kayak, pedalò e tavole da pagaia, quando le condizioni meteorologiche lo consentono.

La cima del Pacino è una delle escursioni più apprezzate per l’ampio panorama sulla valle e sul bacino. Meritano una deviazione anche Sallent de Gállego, con il suo tessuto storico e la Chiesa dell’Assunzione, e il bacino di La Sarra, circondato dai boschi e dominato dalla Peña Foratata. Durante l’inverno, infine, le piste di Formigal-Panticosa attirano gli appassionati della neve.


La rinascita dopo l’abbandono

Oggi le abitazioni sembrano scendere lungo il pendio verso l’acqua, ma il paese ha rischiato di sparire del tutto. Negli anni Settanta, la costruzione di una diga sul fiume Gállego impose lo sgombero delle case e portò alla sommersione di una parte dell’antico abitato, insieme a circa 114 ettari di terreni destinati soprattutto al pascolo.

Il bacino, però, raggiunse una quota inferiore a quella inizialmente prevista e lasciò intatta una porzione significativa di Lanuza. Negli anni Novanta gli ex abitanti riacquistarono gli immobili e avviarono il recupero del paese: un lavoro condiviso che restituì al borgo edifici, spazi comuni, consuetudini locali e il suono delle campane.


Pietra, ardesia e memoria storica

Il centro conserva stradine strette, facciate in pietra grigia e coperture spioventi in ardesia. Balconi e serramenti di legno convivono con costruzioni più semplici, mentre la ricostruzione ha mantenuto il carattere dell’architettura rurale pirenaica e ha riportato alla luce elementi come la fontana e gli antichi terrazzamenti.

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Nella parte alta si trova la Chiesa di El Salvador, edificata nell’Ottocento riutilizzando anche componenti della precedente struttura medievale. Sul portale compare un crismon, simbolo cristologico tipico del romanico aragonese; all’interno è conservato un reliquiario d’argento del 1557 con reliquie attribuite a Santa Quiteria, patrona del paese. L’edificio fu il primo grande intervento completato dagli ex residenti dopo l’avvio dei lavori, nel 1992.

Il nome di Lanuza è inoltre collegato alla famiglia da cui provennero diversi Justicias de Aragón, figure medievali incaricate di proteggere l’ordinamento giuridico del regno. Tra i membri più noti viene ricordato Juan V de Lanuza, chiamato anche El Mozo, cioè il Giovane.


Il palco che galleggia sul bacino

Ai piedi delle case si apre l’Embalse de Lanuza, alimentato dal Gállego e dai torrenti che scendono dai rilievi vicini. Nelle giornate calme la superficie riflette le montagne, mentre la luce modifica continuamente i colori dello specchio d’acqua.

Durante il Festival Internacional de las Culturas Pirineos Sur, il bacino ospita uno degli scenari musicali più insoliti della Spagna. Il palco viene montato direttamente sull’acqua e gli spettatori seguono gli spettacoli da un’arena all’aperto capace di accogliere circa 5.500 persone, in un incontro tra musiche e tradizioni provenienti da diversi continenti.

Per arrivare in automobile si percorre la A-136, arteria che attraversa la valle verso Sallent de Gállego e il valico del Portalet, quindi si prende la deviazione locale per Lanuza. Da Huesca il tragitto passa per Sabiñánigo e Biescas e misura circa 90 chilometri; da Saragozza la distanza è invece di circa 160 chilometri.

La permanenza può includere anche un assaggio della cucina aragonese, dalle migas aragonesas alle chiretas, fino agli empanadicos dolci. Nelle feste tradizionali sopravvive inoltre il Palotiau, danza in cui i partecipanti accompagnano i movimenti battendo ritmicamente bastoni di legno.

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