Golf cart a Roma: 41 autorizzati su circa 500, cosa non torna
Tour costosi, mezzi scoperti e autorizzazioni poco chiare: nella Capitale cresce il caso dei veicoli turistici che operano tra centro storico, aeroporto e strade urbane.
A Roma i golf cart sono diventati una presenza stabile nei percorsi turistici, ma il loro impiego solleva interrogativi su controlli, sicurezza e titoli abilitativi. Il dato più significativo riguarda le autorizzazioni: a fronte di circa 500 mezzi attivi sul territorio comunale, quelli autorizzati da Roma Capitale risultano soltanto 41.
I piccoli veicoli, nati per i campi da golf, oggi trasportano visitatori tra monumenti, alberghi e stazioni. Alcuni filmati diffusi sui social li mostrano persino sulla Roma-Fiumicino e sul Grande Raccordo Anulare, oltre che nelle Ztl e nelle zone pedonali. L’assenza di una disciplina specifica lascia così spazio a modalità operative molto diverse tra loro.
Un business turistico senza confini chiari
Il costo dell’esperienza varia in base alla durata e al programma. Per un singolo passeggero la spesa si aggira intorno ai 100 euro, mentre un giro riservato a cinque persone viene spesso proposto a 400 euro. I cataloghi degli operatori comprendono percorsi di alcune ore, itinerari serali, appuntamenti al tramonto e formule abbinate a una cena tipica.
Un conducente, interpellato sui prezzi, ha spiegato: «Un tour costa sicuramente oltre i 100 euro a persona, dipende dall’esperienza che scegli». Chi conduce, però, non sempre si presenta come guida turistica. Un autista fermo in doppia fila nei pressi del Colosseo ha preferito parlare di semplici “contestualizzazioni” dei monumenti, evitando di definire il proprio servizio una visita guidata.
La crescita è stata particolarmente evidente durante l’estate. Secondo Luca Notarbartolo, presidente dell’associazione Ncc Italia, i mezzi vengono utilizzati anche per recuperare i clienti in stazione e accompagnarli in hotel, con attività che finiscono per sovrapporsi a quelle di taxi e noleggio con conducente. La stessa associazione stima in circa 500 le golf car operative con continuità a Roma.
Passeggeri esposti e manovre rischiose
Le contestazioni riguardano anche il modo in cui i turisti vengono trasportati. Riccardo Cacchione, coordinatore nazionale di Usb-Taxi, segnala che i passeggeri viaggiano su veicoli aperti, talvolta rivolti in direzione opposta al senso di marcia e senza cinture. In alcuni casi, aggiunge, a bordo ci sono bambini e persone che si sporgono per fotografare i luoghi attraversati.
Un ulteriore elemento di rischio sarebbe rappresentato dal comportamento del conducente durante il tragitto. Mentre illustra la storia dei monumenti, può voltarsi verso i clienti e distogliere l’attenzione dalla strada. Cacchione osserva inoltre che alcuni mezzi sembrano procedere oltre il limite dei 25 chilometri orari previsto per la loro omologazione, anche in orari notturni.
La presenza nelle aree vietate alla circolazione o alla sosta completa il quadro delle segnalazioni. Notarbartolo ha descritto la situazione con queste parole: «La città si sta trasformando in una vera e propria giungla trasportistica». Tra i casi citati figurano veicoli contromano, occupazione di parcheggi e trasferimenti di turisti verso l’aeroporto su percorsi non pensati per questo tipo di mezzo.
Licenze e regole ancora da definire
Il nodo normativo è centrale. La Toscana ha già adottato un regolamento dedicato, mentre nella Capitale manca ancora una disciplina organica per le golf car impegnate nel turismo. In questo contesto, secondo le organizzazioni degli operatori tradizionali, la quota di mezzi che lavorerebbe senza un’autorizzazione comunale arriverebbe a oltre il 90 per cento.
Restano da chiarire anche immatricolazioni, targhe e requisiti dei conducenti. Sono state notate targhe di formati differenti, comprese quelle associate agli scooter e quelle tipiche delle automobili. Ncc e taxi sottolineano che i loro servizi richiedono abilitazioni professionali, esami e iscrizioni specifiche, mentre per gli operatori dei golf cart non sarebbe sempre possibile individuare un percorso autorizzativo equivalente.
Il problema investe infine i controlli. In mancanza di norme settoriali, la polizia locale può intervenire sulle violazioni del Codice della strada, sulle soste irregolari o sulle condotte pericolose, ma avrebbe strumenti più limitati per verificare l’intero modello di attività. Cacchione chiede quindi regole uniformi e controlli effettivi, mentre Notarbartolo sostiene che ogni servizio rivolto ai turisti debba operare dentro un quadro trasparente e verificabile.
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