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Viaggi 2 min di lettura3 giorni fa

Etna, tre giorni senza via d’uscita: la denuncia di Calenda

Il leader di Azione non è riuscito a raggiungere Torino dopo la chiusura dello scalo di Catania e ha attaccato trasporti, strade e infrastrutture siciliane.

Per arrivare a Torino Carlo Calenda ha impiegato tre giorni senza riuscire a trovare un collegamento utile. L’eruzione dell’Etna ha paralizzato i voli, ma per il leader di Azione l’emergenza ha anche messo in luce fragilità strutturali che vanno oltre il singolo aeroporto.


Calenda fermo per tre giorni

Il viaggio di Calenda è diventato una sequenza di attese, coincidenze saltate e alternative introvabili. Dopo un ritardo di sette ore a Palermo, la ricerca di un aereo disponibile non ha dato risultati: «Dovevo andare a Torino. Alla fine era tutto pieno», ha raccontato, spiegando di essere rimasto sull’isola per tre giorni.

La sua esperienza si è inserita in una giornata complicata per chi doveva partire o raggiungere la Sicilia. L’interruzione dei collegamenti aerei ha infatti prodotto cancellazioni, rinvii e deviazioni verso altri scali dell’isola, rendendo difficili anche gli spostamenti interni necessari per cercare una soluzione.


L’aeroporto di Catania resta chiuso

A provocare il blocco è stata la cenere sprigionata dall’Etna. Per ragioni di sicurezza, le autorità hanno disposto la sospensione di decolli e atterraggi a Catania Fontanarossa fino alle 23.59 di domenica 27 settembre, dopo aver esteso una chiusura inizialmente limitata a poche ore.

La permanenza delle emissioni e la traiettoria dei venti hanno reso necessario prolungare la misura. Le conseguenze si sono riversate sull’intero sistema dei trasporti aerei siciliano, con ripercussioni sui voli in arrivo e in partenza anche dagli altri scali utilizzati come alternativa.

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La critica alla rete siciliana

Secondo Calenda, il problema non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza vulcanica. «Non è possibile che se c’è un’eruzione a Catania, di fatto si fermano tutti gli aeroporti», ha osservato, mettendo in discussione la mancanza di una rete capace di assorbire il blocco di uno scalo principale.

Nel tentativo di raggiungere altri aeroporti, il leader di Azione ha riferito di aver incontrato ulteriori difficoltà sulle strade. Ha descritto percorsi segnati da cantieri e servizi scarsi, sostenendo che la situazione della viabilità contribuisce ad aggravare gli effetti di ogni interruzione dei collegamenti aerei.


L’appello per un intervento statale

La vicenda ha portato Calenda ad allargare il ragionamento alle condizioni complessive dell’isola, citando non solo infrastrutture e trasporti ma anche la rete idrica. A suo giudizio, la Sicilia avrebbe bisogno di un intervento diretto e continuativo delle istituzioni centrali.

«Una delle terre più belle del mondo meriterebbe che dopo tanti anni di trascuratezza lo Stato intervenisse direttamente e la gestisse per i prossimi trent’anni», ha concluso. La proposta è stata formulata nel quadro della sua critica alla gestione della regione e alla lunga assenza di investimenti considerati adeguati.

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