Chianale, il borgo sospeso tra storia occitana e sentieri d’alta quota
Tra il torrente Varaita, antiche chiese, tradizioni alpine e percorsi verso il Lago Blu e il Colle dell’Agnello, Chianale offre un viaggio tra cultura e natura.
Ravioles, boschi di pino cembro, chiese medievali e sentieri oltre i 2.500 metri: Chianale riunisce in pochi chilometri paesaggio, memoria e gastronomia alpina. Il borgo appartiene al comune di Pontechianale, in provincia di Cuneo, e si trova nell’alta Valle Varaita, a circa 1.800 metri di quota, lungo la strada diretta al Colle dell’Agnello e alla Francia.
La sua posizione di confine ha lasciato tracce profonde nell’architettura e nelle tradizioni. Il torrente Varaita divide l’abitato in due parti, collegate da un antico ponte di pietra, mentre le case mostrano muri in roccia locale, coperture in lose e dettagli lignei tipici dell’edilizia alpina.
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Sapori e natura da esplorare
Tra le specialità della valle spiccano le ravioles, gnocchi allungati di patate che possono contenere formaggio e vengono serviti soprattutto con burro fuso. Si aggiungono i crosetins, piccoli gnocchi ottenuti dalla farina di segale, e il toumin dal Mel, un formaggio morbido originario di Melle.
Per mangiare in un ambiente caratteristico si può scegliere La Montagnard Risto Museo, ricavata da una stalla del Seicento con volte in pietra e oggetti legati alla vita montanara. Il menu propone, tra l’altro, ravioles, gnocchi al Castelmagno, polenta con formaggi o carne e salsiccia cotta alla piastra.
Alla Locanda La Peiro Groso, il cui nome deriva dal grande masso attorno al quale fu costruita, la cucina valorizza gli ingredienti locali. Le ravioles vengono preparate con patate coltivate dalla famiglia a Chianale, secondo una consuetudine tramandata in casa da tre generazioni; tra le alternative ci sono patate con toma e aïoli. La struttura dispone anche di quattro camere.
Il Ristorante Laghi Blu propone invece un menu a prezzo fisso composto da antipasto, primo, secondo e dolce. È una soluzione adatta a chi si ferma in valle durante una giornata dedicata alle escursioni.
Sentieri verso laghi e foreste
Il Lago Blu, chiamato anche Lago Bleu, si trova a circa 2.533 metri, ai piedi della Tour Real. L’itinerario attraversa pascoli e conche d’alta montagna prima di raggiungere lo specchio d’acqua, incastonato tra versanti rocciosi; servono una preparazione adeguata e calzature da trekking, oltre a un controllo preventivo delle condizioni del tracciato.
Più in alto, a 2.744 metri, il Colle dell’Agnello mette in comunicazione la Valle Varaita con il Queyras francese. Il valico richiama ciclisti e appassionati di montagna, ma la strada può restare chiusa per neve e ghiaccio durante parte dell’anno: è quindi necessario verificarne l’accessibilità prima della partenza.
Sul versante meridionale del Monviso si estende il Bosco dell’Alevé, compreso tra Pontechianale, Casteldelfino e Sampeyre. La foresta di pino cembro copre circa 825 ettari e occupa la fascia compresa tra 1.500 e 2.500 metri; in occitano questa conifera è chiamata elvo.
La crescita lenta del pino cembro spiega la presenza di alberi molto longevi. Nei dintorni del Rifugio Bagnour si trova un esemplare monumentale che raggiunge circa 18 metri e, secondo le stime, avrebbe intorno ai 500 anni. Alla diffusione dei semi contribuisce anche la nocciolaia, uccello che trasporta e nasconde nel terreno i pinoli di cui si nutre.
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Un centro storico tra due sponde
Per visitare Chianale è preferibile lasciare l’auto all’esterno e muoversi a piedi. Il percorso principale coincide con lo Chemin Royal, l’antica strada di collegamento con la Francia, utilizzata in passato anche per il trasporto del sale; da qui si diramano vicoli e passaggi tra abitazioni ravvicinate, con scale, balconi, travi e infissi in legno.
Il ponte sul Varaita rappresenta il punto di passaggio tra i due nuclei del paese e conduce verso gli edifici religiosi storici. Nei secoli, l’acqua e i percorsi transalpini hanno condizionato la forma dell’abitato e i rapporti tra le comunità dei due versanti.
Chianale appartenne al Delfinato, territorio alpino oggi in gran parte francese, fino al 1713, quando il trattato di Utrecht lo trasferì sotto i Savoia. La presenza della lingua occitana e di usanze condivise conserva ancora il legame con la cultura d’Oltralpe; anche il toponimo La Cianal, traducibile come “canale”, richiama il rapporto con il torrente.
Chiese e memoria della valle
Accanto al ponte si incontra Sant’Antonio Abate, costruita nel XIV secolo e un tempo chiesa parrocchiale. L’edificio conserva caratteri romanici e gotici, mentre le pareti interne ospitano un ciclo pittorico sul Giudizio universale, realizzato tra gli ultimi anni del XIV secolo e la prima metà del XV.
Sulla riva opposta si trova San Lorenzo, edificata tra Seicento e Settecento. All’interno spicca un altare barocco del 1726, realizzato in legno intagliato e dipinto; la struttura poggia su quattro colonne tortili ottenute dal pino cembro. La pala custodisce inoltre un richiamo alla devozione per San Luigi, legata al passato francese dell’area.
Casa Martinet, al numero 17 dello Chemin Royal, conserva ciò che rimane dell’antico luogo di culto calvinista. La facciata presenta una bifora decorata con gli stemmi di Francia e del Delfinato, segno della storia politica della Castellata, territorio delfinale situato sul versante italiano delle Alpi fino al passaggio ai Savoia.
Nell’antica chiesa dei Cappuccini, costruita nella seconda metà del Seicento, ha sede il Museo del Costume e dell’Artigianato tessile. I frati vi arrivarono nel 1659 con l’obiettivo di contrastare la diffusione del calvinismo, allora radicato nell’alta valle.
L’esposizione presenta soprattutto gli abiti femminili di Pontechianale, Bellino e Casteldelfino, attraverso i quali si potevano riconoscere età, condizione sociale e situazione familiare di chi li portava. Il pesante drap di lana scura proteggeva dal clima rigido; completavano l’abbigliamento cuffie con pizzi in crine equino, nastri di seta e gioielli.
La raccolta documenta anche la produzione domestica di tessuti e oggetti d’uso quotidiano. Tra i manufatti figurano le fyasà, coperte realizzate in un solo telo con lana oppure lana e canapa, i kuryòt, nastri di lana colorata usati per fermare i grembiuli e sostenere i bambini nelle culle, e le calzature infeltrite chiamate chowsùn a Bellino e chusùn a Casteldelfino.
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