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Cambogia, il fiume che si accende al tramonto: viaggio tra le lucciole

Tra mangrovie, ranger e animali rari, il Tatai conduce nel cuore dei Monti Cardamomi, dove la foresta conserva meraviglie e ferite della storia.

Al calare della sera, la foresta di mangrovie lungo il fiume Tatai cambia volto: migliaia di lucciole trasformano la vegetazione in una distesa di piccoli punti luminosi. È il momento più sorprendente di un viaggio nei Monti Cardamomi, regione ancora poco frequentata della Cambogia, dove la natura convive con una memoria storica dolorosa e con una difficile battaglia per la tutela della fauna.


Quando la foresta si illumina

La navigazione comincia nel tardo pomeriggio, mentre l’acqua riflette tonalità sempre più calde. All’inizio il paesaggio è segnato da abitazioni colorate costruite vicino al fiume, passerelle per le barche e capanne su palafitte appartenute ai pescatori, alcune oggi riconvertite all’accoglienza dei visitatori.

Poi gli insediamenti scompaiono e il Tatai entra in una vasta area di mangrovie, attraversata da canali stretti e tortuosi. Questi percorsi possono essere esplorati in kayak, tra rami intrecciati e silenzi interrotti soltanto dal passaggio di qualche imbarcazione. Quando arriva il crepuscolo, la vegetazione si punteggia di luce: lo spettacolo delle lucciole diventa il ricordo più intenso dell’intera esperienza.


Il Tatai tra villaggi e memoria

Per raggiungere questa zona si parte dalla capitale Phnom Penh e si affrontano circa cinque ore di viaggio fino a Koh Kong, località situata a 10 chilometri dal confine con la Thailandia. Un tempo associata al contrabbando e alla criminalità, la cittadina ha cambiato direzione negli Anni ’90 grazie allo sviluppo dell’ecoturismo e alla creazione del Corridoio di conservazione di Koh Kong, formato da parchi e aree naturalistiche ai margini meridionali dei Cardamomi.

Da Koh Kong si abbandona la strada e si sale su una lancia a motore. Il fiume diventa così la principale via di spostamento: conduce verso i percorsi nella giungla, le escursioni a piedi e le cascate che, dopo la stagione delle piogge, precipitano da un’altezza di 4 metri. Nei pressi dell’acqua le famiglie organizzano picnic, mentre le barche trasportano anche i bambini diretti a scuola.

Dietro l’immagine di una natura adatta all’avventura rimane però una pagina drammatica della storia cambogiana. Durante gli Anni ’70, il Tatai e le mangrovie furono utilizzati da molti cambogiani come vie di fuga verso la Thailandia per sottrarsi al regime dei Khmer Rossi. La dittatura terminò nel 1979, dopo la sconfitta dei Khmer Rossi da parte dell’esercito vietnamita, ma i combattenti trovarono rifugio proprio nelle foreste dei Monti Cardamomi.

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La sfida per proteggere la fauna

L’area conserva specie difficili da osservare e fortemente minacciate. Tra queste c’è il gatto pescatore, dotato di mantello maculato e impermeabile e di zampe parzialmente palmate, adattamenti che gli consentono di muoversi nell’acqua e catturare le prede.

Il viaggio prosegue nel Parco nazionale di Botum Sakor, che si estende per 1.712,5 chilometri quadrati di foresta pluviale. La zona è considerata una delle 32 aree più ricche di biodiversità del pianeta, ma subisce la pressione del disboscamento illegale e del bracconaggio. I pangolini sono tra gli animali più colpiti: la loro carne è richiesta in Cina e le scaglie vengono utilizzate nella medicina tradizionale.

Nel campo tendato Cardamom Tended Camp, gestito da Wildlife Alliance, i ranger raccontano il lavoro quotidiano contro i cacciatori di frodo. Le pattuglie portano ad arresti e sequestri di armi, mentre gli operatori controllano un territorio nel quale sono stati segnalati orsi asiatici, pantere nebulose ed elefanti.


Tigri, elefanti e notti nella giungla

Gli elefanti attraversano la regione all’inizio dell’estate e tornano nelle foreste dei Cardamomi durante l’inverno. Nel frattempo è stato avviato anche un progetto per riportare le tigri in Cambogia, dopo che l’ultimo esemplare del Paese era stato avvistato nel 2007 e la specie era stata dichiarata ufficialmente scomparsa nel 2016. Per tentare il ripopolamento sono stati trasferiti esemplari di tigre del Bengala dall’India.

La notte nella foresta non è mai completamente muta. Dai rami arrivano i richiami degli uccelli dai colori vivaci e il movimento delle scimmie, mentre lungo le rive possono comparire le tracce degli animali più elusivi. Eppure, tra tutte le immagini raccolte durante le due notti trascorse con i ranger, resta la più potente quella del Tatai: una distesa di mangrovie immersa nel buio e accesa, all’improvviso, da migliaia di lucciole.

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