Swift lascia un archivio da 12 terabyte dopo 22 anni
L’osservatorio ha raccolto dati sui lampi gamma e ora scenderà di quota fino alla distruzione nell’atmosfera terrestre
La missione di Swift è terminata il 20 ottobre. Dopo quasi ventidue anni in orbita, l’osservatorio della Nasa perderà gradualmente quota e nelle prossime settimane rientrerà nell’atmosfera, dove verrà distrutto; una parte ridotta dei detriti potrebbe finire nell’oceano.
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Un archivio da 12 terabyte
La sonda lascia una raccolta pubblica composta da più di 1,5 milioni di immagini e circa 12 terabyte di informazioni scientifiche. La quantità corrisponde, per ordine di grandezza, allo spazio occupato da circa 600 film in alta definizione.
Quei materiali potranno essere consultati per nuove analisi anche dopo la fine delle operazioni. La Nasa sta intanto lavorando al potenziamento dei telescopi spaziali ancora attivi e a nuovi strumenti destinati a proseguire alcune delle ricerche avviate da Swift.
Reazioni rapide nello spazio
La capacità di cambiare rapidamente obiettivo ha reso l’osservatorio particolarmente utile. Gli astronomi potevano orientare i suoi strumenti verso un fenomeno appena individuato in pochi minuti, oppure tornare più volte sulla stessa sorgente per seguirne i cambiamenti.
Il sistema arrivava a gestire fino a 75 obiettivi nell’arco di una giornata. Questa elasticità gli ha permesso di osservare eventi diversi dai lampi gamma, mantenendo attivo il monitoraggio di ciò che accadeva nelle regioni più lontane dell’universo.
La discesa verso la Terra
Swift ha perso progressivamente altezza perché, come gli altri veicoli collocati nell’orbita bassa, ha risentito della resistenza degli strati superiori dell’atmosfera. La sonda non disponeva di una propulsione sufficiente a compensare questo effetto.
L’attività del Sole, aumentata negli ultimi tempi, ha reso più intenso il fenomeno e ha accelerato la discesa. Raggiunta un’altitudine di circa 275 chilometri, il rallentamento ha impedito all’osservatorio di continuare a lavorare in condizioni utili.
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Il tentativo di recupero
La Nasa aveva provato a evitare il rientro commissionando a Katalyst Space la costruzione di Link, un dispositivo robotico con tre bracci. Il progetto prevedeva l’avvicinamento alla sonda, il suo aggancio e il successivo innalzamento dell’orbita.
Link era stato lanciato nel luglio 2026, ma subito dopo l’ingresso nello spazio aveva mostrato problemi nel controllo dell’assetto e collegamenti radio non continui. Gli interventi per recuperarlo non hanno avuto esito positivo.
Le scoperte sui lampi gamma
Swift era stato portato in orbita nel 2004 sotto la guida dell’astrofisico Neil Gehrels, con l’obiettivo di osservare i lampi gamma: esplosioni di radiazione estremamente intense, capaci di durare da pochi millisecondi a diversi minuti.
Nel 2005 il satellite individuò la radiazione residua di un lampo breve durato appena 0,03 secondi. Il risultato fu ottenuto grazie ai suoi tre strumenti: il telescopio di allerta, quello per i raggi X e il telescopio ultravioletto e ottico. Brad Cenko, responsabile scientifico del programma, ha spiegato che quell’osservazione ha rafforzato l’ipotesi secondo cui i lampi brevi derivino dalla fusione di due stelle di neutroni, oggetti densissimi con una massa simile a quella del Sole concentrata in uno spazio paragonabile a una città.
Nel corso dell’attività, Swift ha seguito oltre 2mila lampi gamma e ha esaminato più di 1.400 esplosioni di supernova. Ha inoltre osservato stelle distrutte dall’azione dei buchi neri, galassie attive, asteroidi e comete, contribuendo anche alla realizzazione di una mappa del cielo nei raggi X.
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