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Tecnologia 3 min di lettura1 ora fa

Anthropic, i dipendenti prevedono un’IA al 75% del lavoro

Lo studio confronta le previsioni interne con quelle degli americani sull’automazione e sulle capacità scientifiche dei modelli entro il 2030.

Anthropic ha pubblicato uno studio sulle aspettative legate all’intelligenza artificiale: entro il 2030, il 91% dei suoi dipendenti ritiene possibile una scoperta scientifica da Nobel realizzata da un sistema di IA. Tra gli adulti statunitensi la stessa previsione si ferma al 39%.

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Le previsioni sul lavoro

La distanza emerge anche quando si parla delle attività professionali. In media, lo staff di Anthropic pensa che entro il 2030 l’IA potrà coprire il 75% delle ore oggi dedicate al proprio lavoro; tra i lavoratori americani la stima scende al 28%.

Più della metà dei dipendenti dell’azienda considera inoltre possibile che i sistemi arrivino a svolgere almeno l’80% delle proprie mansioni. Una prospettiva condivisa soltanto dal 5% degli occupati negli Stati Uniti.

I dati arrivano dallo studio “The AI Expectations Gap”, realizzato dall’Anthropic Institute. La ricerca mette a confronto le risposte di 10.980 adulti americani con quelle di 1.334 dipendenti dell’azienda guidata da Dario Amodei.


Il divario riguarda soprattutto il futuro

Quando il questionario chiede che cosa sappiano fare oggi i sistemi di IA, le opinioni dei due gruppi risultano molto più vicine. Circa un quarto degli intervistati, sia tra il pubblico sia tra i dipendenti Anthropic, ritiene che un modello attuale possa progettare, condurre e pubblicare una ricerca scientifica al livello di un professionista qualificato.

La separazione diventa più ampia guardando agli anni successivi. Quasi nove dipendenti su dieci prevedono che già nel 2027 l’IA possa portare a termine autonomamente uno studio scientifico, contro il 38% degli americani. Le risposte più scettiche raggiungono invece il 19-40% nel campione nazionale, mentre all’interno di Anthropic non superano il 2%, a seconda dell’attività considerata.

Secondo lo studio, quindi, la differenza non dipende soltanto dall’accesso diretto ai modelli più avanzati. Se fosse così, lo scarto sarebbe evidente anche nella valutazione delle capacità attuali. Il distacco più netto riguarda invece la velocità con cui, secondo i dipendenti, queste capacità cresceranno.

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L’esperienza cambia le aspettative

L’uso quotidiano degli strumenti di IA sembra incidere sulle previsioni. Tra gli americani che impiegano regolarmente questi sistemi sul lavoro, il 56% pensa che entro il 2030 saranno in grado di svolgere almeno sette degli otto compiti proposti dal sondaggio. La quota scende al 28% tra chi non ha mai utilizzato strumenti di questo tipo, mentre arriva al 96% tra i dipendenti Anthropic.

Anche tra informatici, ingegneri e scienziati statunitensi la stima media resta più contenuta: il 33% delle loro attività potrebbe essere svolto dall’IA entro il 2030. Chi usa regolarmente questi strumenti sale al 40%, ma rimane distante dal 75% indicato dallo staff Anthropic.

L’azienda collega queste valutazioni anche alla propria esperienza interna. L’85% dei dipendenti afferma che, per i compiti più adatti all’IA, il tempo necessario si riduce almeno della metà. Il 59% parla di un tempo pari a un quarto o inferiore, contro il 26% degli americani che usano l’IA sul posto di lavoro.


I risultati osservati in azienda

Dopo l’introduzione degli agenti per la programmazione, Anthropic riferisce che in un mese la quantità di codice prodotto dagli ingegneri è triplicata. L’azienda segnala inoltre più contratti conclusi dal personale commerciale e aumenti della produttività in funzioni come l’ufficio legale e la selezione del personale.

L’ambiente interno è però particolare: i dipendenti lavorano ogni giorno con modelli vicini alla frontiera tecnologica e con infrastrutture progettate proprio per integrarli nei processi. In molte altre imprese, l’adozione procede più lentamente e deve adattarsi a organizzazioni costruite prima dell’arrivo dell’IA.

Per questo il sondaggio va letto considerando anche la posizione di Anthropic. L’azienda sviluppa Claude e opera in un mercato nel quale le aspettative sulle capacità future dei modelli influenzano il valore degli investimenti, compresi quelli destinati ai centri dati e ai nuovi sistemi.

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