Smau Milano, tre startup trasformano l’intelligenza artificiale in servizi
Dalla mediazione culturale alla cancellazione degli abbonamenti, fino ai pagamenti col palmo: soluzioni già vicine agli utenti.
Tre startup presentate a Smau Milano 2026 portano l’intelligenza artificiale dentro situazioni quotidiane: aiutano a comunicare negli uffici pubblici, individuano gli abbonamenti inutilizzati e permettono di pagare usando il palmo della mano.
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Soluzioni per la comunicazione
Culturaid ha creato una piattaforma pensata per amministrazioni, forze dell’ordine, pronto soccorso e aziende con una rete diffusa sul territorio. Il sistema mette in contatto in tempo reale operatori e persone che hanno difficoltà con la lingua o con i codici culturali del Paese in cui si trovano.
La tecnologia non si limita alla traduzione. Rende più semplici le spiegazioni, accompagna l’utente nei diversi passaggi burocratici e offre all’operatore una schermata con trascrizioni, suggerimenti e analisi durante la conversazione. Il servizio è già utilizzato negli uffici anagrafe del Comune di Torino per assistere i cittadini stranieri nella richiesta dei documenti.
Un caso concreto riguarda il rilascio della carta d’identità a chi ha appena ottenuto la cittadinanza italiana. In quella procedura l’operatore deve chiedere se la persona intende donare gli organi: una domanda che può risultare complessa da chiarire sia per motivi linguistici sia per differenze culturali.
Abbonamenti difficili da disdire
One Place Subs affronta invece il problema delle spese ricorrenti dimenticate. L’app collega conto corrente, PayPal e carte associate al conto attraverso l’open banking previsto dalla direttiva europea Psd2, poi individua gli addebiti periodici e li suddivide per categorie come musica, alimentazione, palestra e trasporti.
Secondo Vito Savino, amministratore delegato e fondatore della startup, il 72% delle persone continua a pagare almeno un servizio che non utilizza più. La piattaforma segnala i doppioni e può occuparsi direttamente della cancellazione, senza disporre dell’autorizzazione a effettuare pagamenti.
Per interrompere il servizio vengono inviate due raccomandate elettroniche tramite un fornitore qualificato: una alla banca per bloccare l’addebito e una all’azienda interessata. L’utente riceve poi un certificato con valore probatorio, utile anche per dimostrare la richiesta in caso di controversia. Le carte di credito non collegate a un conto, come American Express, al momento non sono comprese.
L’app conta circa 110 mila utenti registrati, con una media vicina a nove abbonamenti per persona; il 26% paga almeno un servizio duplicato. Il prodotto è stato pubblicato a maggio ed è ancora in fase di perfezionamento. È prevista anche una funzione su WhatsApp per chiedere tramite messaggio vocale quanto è stato speso in un determinato settore durante il mese.
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Pagamenti senza carta né telefono
KeroPay propone un sistema biometrico che identifica il cliente attraverso il palmo della mano. Il gruppo è formato da tre ventiduenni, che da gennaio 2026 hanno lasciato l’università per dedicarsi alla startup: Riccardo Ratti studiava Ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano, mentre gli altri due soci frequentavano Ingegneria fisica nello stesso ateneo e Informatica alla Statale.
L’utente crea il proprio profilo dallo smartphone, collega carte di pagamento e programmi fedeltà, quindi registra il palmo su un terminale KeroPay dopo aver inquadrato un codice QR. Per pagare basta avvicinare la mano al lettore, a una distanza compresa tra 10 e 15 centimetri. Il riconoscimento consente anche di applicare punti, promozioni e vantaggi associati all’account.
La scelta del palmo è legata alla tutela dei dati: volto e iride possono essere rilevati senza un gesto consapevole, mentre questa soluzione richiede l’avvicinamento volontario della mano. Il sistema rispetta il regolamento generale europeo sulla protezione dei dati e la startup ha depositato un brevetto; l’impronta digitale è stata abbandonata perché ritenuta da 10 a 100 volte meno precisa.
Il servizio è sul mercato da settembre e ha già cinque accordi attivi con esercizi commerciali del Nord Italia. KeroPay guarda alla grande distribuzione, ai distributori automatici, alle mense aziendali, alle università, agli impianti sportivi, agli alberghi e agli eventi. Tra le ipotesi per facilitare la prima registrazione c’è un bonus di circa due euro.
Startup più specializzate
Le tre proposte rientrano in una presenza più ampia dell’intelligenza artificiale all’edizione 2026 di Smau Milano. Oltre metà delle 180 startup selezionate utilizza questa tecnologia in qualche forma, ma con un approccio diverso rispetto a due anni fa.
Valentina Sorgato, amministratrice delegata di Smau, ha spiegato che le giovani imprese presentano sempre più spesso applicazioni mirate invece di vendere l’intelligenza artificiale come prodotto generico. Gli impieghi comprendono manutenzione predittiva, gestione dei contenuti e comunicazione.
Anche le aziende stanno modificando il proprio approccio: l’obiettivo non è più acquistare una licenza per ogni dipendente, ma definire una direzione e preparare il personale all’utilizzo degli strumenti. Le startup forniscono applicazioni già specializzate, evitando alle organizzazioni di affrontare internamente tempi lunghi e carenze di competenze.
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