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Tecnologia 2 min di lettura15 ore fa

OpenAI, ChatGPT arriva al 20% del volume di Google

Il dato riguarda solo le richieste che attivano il web, non tutti i messaggi inviati all’assistente

OpenAI ha stimato che le richieste a ChatGPT riconducibili a ricerche sul web equivalgano a circa il 20% del volume gestito da Google. Il confronto, però, non consente di calcolare la quota di mercato dell’assistente.

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Il dato comunicato da OpenAI

A fornire la stima è stato Adam Fry, responsabile del prodotto destinato agli utenti di ChatGPT, durante una conversazione con il giornalista Alex Kantrowitz pubblicata da Big Technology. Nel conteggio rientrano le domande per le quali ChatGPT consulta il web e restituisce informazioni con relative fonti.

Restano fuori, invece, attività come la traduzione, la riscrittura di un testo o le richieste che non richiedono una ricerca esterna. Per questo motivo il numero non rappresenta il totale dei messaggi inviati alla piattaforma.


Perché il confronto resta incerto

Paragonare il volume attribuito a ChatGPT con quello di Google non equivale a dire che l’assistente abbia conquistato il 20% del mercato delle ricerche. Il primo valore mette a confronto due quantità, mentre una quota di mercato richiederebbe criteri identici e dati più completi.

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Nel resoconto della conversazione non viene precisato da quale fonte provenga il volume riferito a Google. Inoltre, non sono descritti nel dettaglio i criteri usati per contare le richieste di ChatGPT, né viene chiarito come siano trattati i passaggi successivi della stessa conversazione.


Domande e risposte in sequenza

Una ricerca effettuata su Google tende a produrre un elenco di risultati, mentre l’interazione con ChatGPT può proseguire attraverso richieste di chiarimento e nuove domande. Una singola esigenza informativa potrebbe quindi generare più messaggi o più consultazioni del web.

Senza conoscere il metodo di conteggio, non è possibile stabilire quante persone abbiano sostituito Google con ChatGPT. La stima indica la dimensione delle richieste considerate simili alle ricerche, ma non misura direttamente il comportamento degli utenti né il trasferimento di pubblico da un servizio all’altro.

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