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Tecnologia 1 min di lettura24 set

Neuralink, la frase che riaccende la speranza nella SLA

Un partecipante alla sperimentazione con sclerosi laterale amiotrofica ha pronunciato parole generate da un sistema che legge l’intenzione di parlare e le trasforma in audio.

Per la prima volta, nel percorso di prova di Neuralink, un paziente con sclerosi laterale amiotrofica è riuscito a far arrivare all’esterno una breve frase: «ti amo». Non si tratta della sua voce naturale, ma del risultato di un impianto cerebrale che intercetta i segnali legati al tentativo di parlare e li traduce in suono.

Il video diffuso dall’azienda mostra un passaggio importante per chi convive con patologie neurodegenerative come la SLA, che col tempo possono erodere proprio i muscoli necessari alla parola. In questo caso, la frase è stata ricostruita da un sistema sintetico partendo dall’intenzione espressa dal cervello del paziente.


Come funziona l’impianto N1

Al centro del sistema c’è N1, il dispositivo sviluppato da Neuralink. L’impianto registra l’attività cerebrale collegata all’atto di parlare, anche quando la persona non riesce più a farlo in modo tradizionale.

Una volta raccolti i segnali, entra in gioco un software che prova a interpretarli e a ricomporre le parole volute dal paziente. È questo passaggio a rendere possibile la restituzione sonora di una frase che, altrimenti, resterebbe imprigionata nell’intenzione.

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Un test che guarda oltre una sola frase

La dichiarazione resa udibile nel filmato è semplice, ma per il protagonista ha un valore enorme. Proprio perché arriva da una persona con SLA, il risultato viene letto come un segnale di possibilità per chi perde progressivamente la capacità di comunicare a voce.

Per ora si tratta di un singolo episodio all’interno della sperimentazione VOICE di Neuralink, ma l’auspicio è che non resti isolato. L’obiettivo, almeno in questa fase, è dimostrare che un pensiero può essere trasformato in parole comprensibili anche quando il corpo non collabora più.

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