California, Meta, Google e TikTok ricorrono contro la legge
La norma entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 e limita feed personalizzati e video automatici per i minori di 16 anni.
Meta, Google e TikTok hanno presentato tre ricorsi separati contro la California per fermare la legge che limita alcune funzioni dei social per i minori di 16 anni. Le aziende chiedono ai giudici federali di dichiarare incostituzionale la norma e di impedirne l'applicazione prima dell'entrata in vigore.
In Italia il confronto resta concentrato soprattutto sull'età minima per accedere alle piattaforme. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta a ottobre «non contraria» a un divieto per gli under 14, mentre il disegno di legge della senatrice di Fratelli d'Italia Lavinia Mennuni è ancora fermo in commissione al Senato.
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Le regole italiane ancora ferme
Il testo italiano, sostenuto anche dal Pd, prevede l'apertura di un account social soltanto dopo i 15 anni. L'età dovrebbe essere accertata attraverso un portafoglio digitale, ma l'esame del provvedimento non è andato avanti da circa un anno: il governo non ha ancora trasmesso i pareri dei ministeri e attende l'evoluzione della normativa europea.
Dal novembre 2025 esiste già un sistema per i siti pornografici. La verifica segue il principio del doppio anonimato definito dall'Agcom, che consente di dimostrare il superamento della soglia d'età senza comunicare direttamente l'identità alla piattaforma. Il dibattito nazionale, però, ha affrontato molto meno il modo in cui sono progettati i social, proprio il punto centrale dell'intervento californiano.
L’Europa valuta più soluzioni
Anche diversi Paesi europei stanno prendendo in considerazione restrizioni per gli utenti più giovani. Il Regno Unito ha annunciato a giugno l'intenzione di impedire l'accesso ai minori di 16 anni, estendendo i limiti anche a videogiochi e trasmissioni in diretta; il progetto dovrebbe arrivare in Parlamento entro Natale ed essere operativo nella primavera del 2027. Danimarca, Grecia, Spagna e Norvegia stanno studiando misure analoghe.
La Francia ha invece incontrato un ostacolo costituzionale. Il provvedimento che fissava a 15 anni l'età minima per i social è stato approvato il 21 luglio, ma ad agosto il Consiglio costituzionale lo ha respinto. Secondo i giudici, l'obiettivo di proteggere i minori era legittimo, mentre il divieto generale non offriva garanzie sufficienti sull'accertamento dell'età e sul coinvolgimento dei genitori.
Il 17 settembre Ursula von der Leyen ha presentato l'EU Kids Act, proposta europea dedicata alla tutela dei minori online. Il progetto vieterebbe i social agli under 13, introdurrebbe profili collegati a quelli dei genitori tra i 13 e i 14 anni e consentirebbe l'iscrizione autonoma dai 15 anni. Per tutti gli under 18 verrebbero inoltre limitate funzioni come lo scorrimento senza fine e le notifiche notturne, anche su piattaforme video e videogiochi online.
Il testo dovrà essere esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Nel frattempo il Digital Services Act impone già alle piattaforme più grandi di individuare e contenere i rischi per i minorenni. La proposta della Commissione prevede anche uno strumento europeo per provare il superamento della soglia d'età senza rivelare l'identità dell'utente.
Il precedente dell’Australia
L'Australia ha scelto una strada più rigida: dal 10 dicembre 2025 i minori di 16 anni non possono aprire account su Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok, YouTube, X, Threads, Reddit e Kick. Le piattaforme devono quindi impedire l'iscrizione, invece di modificare le funzioni disponibili nei profili dei ragazzi.
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Uno studio dell'Università di Newcastle, pubblicato alla fine di giugno sul British Medical Journal, ha seguito oltre 400 giovani tra i 12 e i 17 anni. A tre mesi dall'avvio del divieto, più dell'85% degli under 16 continuava a usare i servizi vietati, spesso con il proprio profilo.
Tra i 12 e i 13 anni l'uso quotidiano è passato dal 51 al 49%; nella fascia 14-15 anni è sceso dal 78 al 69%, mentre tra i sedicenni è salito dall'80 all'89%. I partecipanti hanno riferito di aver usato account altrui, profili falsi o la navigazione privata. I ricercatori non hanno trovato prove sufficienti di effetti rilevanti nel breve periodo.
A marzo l'eSafety Commissioner ha segnalato «significative preoccupazioni» sull'applicazione delle regole da parte di Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. In alcuni casi, secondo l'autorità, i ragazzi avrebbero potuto ripetere la procedura di controllo dell'età fino a ottenere il risultato desiderato. A giugno la ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha giudicato insufficienti gli interventi delle aziende; a ottobre Canberra ha annunciato possibili azioni legali e sanzioni più alte.
Cosa cambia in California
La legge si chiama AB 1709. È stata proposta dal deputato democratico Josh Lowenthal, sostenuta da Common Sense Media e firmata dal governatore Gavin Newsom il 10 settembre, dopo l'approvazione parlamentare senza voti contrari. Le disposizioni diventeranno operative il 1° gennaio 2027.
Il provvedimento non cancella i social dai telefoni dei ragazzi. Impone invece alle piattaforme di rimuovere dai profili degli under 16 le funzioni considerate capaci di favorire un uso compulsivo, tra cui il flusso scelto automaticamente sulla base dei dati dell'utente e l'avvio autonomo del video successivo. Il governo californiano potrà aggiungere altri strumenti attraverso i regolamenti applicativi.
Chi non riuscirà a offrire un'esperienza priva di queste funzioni dovrà eliminare gli account già aperti dai minori e i dati personali associati. Le violazioni intenzionali possono costare fino a 50mila dollari per ciascun ragazzo coinvolto; nei casi di negligenza il limite è di 25mila dollari. A promuovere le cause saranno il procuratore generale dello Stato o le procure locali.
L'accertamento dell'età non viene disciplinato direttamente da AB 1709. La legge si collega ad AB 1043, anch'essa prevista dal 1° gennaio, che chiede ad Apple, Google e Microsoft di raccogliere l'età durante la configurazione del dispositivo e di trasmettere alle applicazioni soltanto l'indicazione «minorenne» o «adulto».
La California ha approvato nello stesso pacchetto anche misure rivolte ai chatbot di compagnia. La cosiddetta Adam's Law impone protocolli di tutela per i minori, verifiche annuali dei rischi e procedure dedicate quando un utente manifesta pensieri suicidi. Il nome richiama Adam Raine, sedicenne californiano morto suicida lo scorso anno dopo aver parlato con ChatGPT delle proprie intenzioni.
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