Apple-Epic, la scadenza che riaccende lo scontro sulle commissioni
Il confronto sui documenti richiesti dal tribunale si intensifica: Epic accusa Apple di ritardare il procedimento, mentre l’azienda difende il calendario delle consegne.
Il conto alla rovescia processuale non è ancora partito: Apple ed Epic Games hanno concordato che i 60 giorni assegnati a Epic per analizzare i materiali e replicare alla proposta sulle commissioni non siano iniziati. Un nuovo aggiornamento dovrà arrivare al tribunale entro due settimane dal deposito dell’ultimo documento congiunto.
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La nuova scadenza divide le società
Epic Games vuole che Apple completi la consegna entro il 1° novembre, includendo anche gli atti sulle tariffe applicate fuori dagli Stati Uniti. La società sostiene che la documentazione ricevuta finora non permetta di ricostruire con chiarezza chi abbia fissato le percentuali e quali criteri siano stati utilizzati.
Apple considera invece quella data non realistica. L’azienda afferma che la richiesta sia stata avanzata senza un confronto preventivo tra i rispettivi legali e prevede di terminare entro il 1° novembre gran parte della ricerca relativa ai primi sette dirigenti coinvolti. Per gli altri documenti, la previsione indicata è il 25 novembre.
Epic vede una strategia dilatoria
Secondo Epic, il comportamento di Apple equivale a un rinvio sostanziale del procedimento. L’accusa arriva dopo che i tentativi dell’azienda di ottenere una sospensione in attesa dell’intervento della Corte Suprema non hanno avuto esito positivo.
La disputa è stata formalizzata in un atto depositato il 9 ottobre presso il tribunale federale della California. Al centro ci sono le richieste di accesso agli atti interni utilizzati per stabilire le nuove commissioni dell’App Store.
Come sono cambiate le tariffe
Nel 2024 Apple aveva applicato una trattenuta del 27% anche agli acquisti conclusi al di fuori dell’App Store, quando gli sviluppatori indirizzavano gli utenti verso pagamenti esterni tramite collegamenti presenti nelle applicazioni. La misura era arrivata dopo l’ordine del tribunale che imponeva all’azienda di permettere sistemi di pagamento alternativi negli Stati Uniti.
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Ad agosto Apple ha poi presentato una revisione della propria politica, proponendo percentuali comprese tra il 5% e il 15%. La proposta è ancora sottoposta alla valutazione del giudice, mentre Apple ha chiesto alla Corte Suprema di cancellare la decisione che l’ha ritenuta colpevole di oltraggio alla corte per la violazione di una precedente ingiunzione.
I documenti al centro del contenzioso
Epic sostiene che entro il 24 agosto Apple avrebbe dovuto consegnare l’intero archivio interno relativo alla definizione delle nuove tariffe. A quasi due mesi da quella data, secondo la società, sarebbero stati trasmessi appena 55 documenti: 16 conterrebbero parti coperte da omissis e quattro sarebbero duplicati o versioni quasi uguali.
Nel mirino ci sono anche gli oltre 1.800 file messi a disposizione ad agosto, che sarebbero stati utilizzati soprattutto dai consulenti tecnici. Epic ritiene necessario esaminare ulteriori materiali prodotti da altri gruppi di Apple, compresi quelli impegnati sulle commissioni in mercati diversi da quello statunitense.
La difesa di Apple
Apple indica in Tim Cook, Eddy Cue, Kevan Parekh e Carson Oliver i quattro dirigenti che avrebbero definito le nuove percentuali, dopo incontri basati anche sulle valutazioni di esperti esterni. L’azienda sostiene che il percorso decisionale sia stato ristretto e molto diverso da quello seguito per introdurre la precedente commissione del 27%.
Cupertino afferma inoltre di avere già consegnato i dati commerciali esaminati dagli esperti, compresi quelli riferiti a miliardi di transazioni sull’App Store. Per ampliare la ricerca, Apple ha accettato di includere i documenti riconducibili a 27 persone e di impiegare anche le parole chiave suggerite da Epic, sostenendo però che proprio l’estensione dell’indagine abbia rallentato il lavoro.
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