Samir Handanovic punta alla panchina dell'Inter da tecnico
L'ex capitano racconta derby, portieri, allenatori e il percorso che lo ha portato verso la carriera in panchina.
Samir Handanovic ha lasciato il settore giovanile dell'Inter ed è pronto a cercare una panchina in prima squadra. L'ex portiere e capitano nerazzurro ha raccontato il suo percorso e il desiderio di allenare un giorno proprio l'Inter.
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Il lavoro verso una panchina
La separazione dal club è arrivata dopo il mancato accordo sulla guida della Primavera e sui rapporti con la squadra Under 23. Handanovic ha spiegato che l'addio è avvenuto senza contrasti pubblici, ma con la volontà di seguire un progetto nel quale poter incidere sulle decisioni.
Dopo un anno trascorso come osservatore dell'Inter, lo sloveno ha allenato per due stagioni le formazioni giovanili. Ha inoltre conseguito la licenza Uefa Pro con una tesi dedicata alla trasformazione del ruolo del portiere nel calcio moderno.
Ora l'obiettivo è una prima squadra. Handanovic studia il Como di Fabregas e il Barcellona, due realtà che apprezza per il modo di arrivare ai risultati attraverso il gioco. Predilige il 4-3-3 e le sue varianti, pur considerando più importanti le idee rispetto ai moduli.
Le occasioni dopo l'Inter
Prima di chiudere la carriera, il portiere aveva ricevuto l'interesse di Roberto De Zerbi, che lo avrebbe voluto al Brighton anche come secondo portiere. Ci furono contatti pure con la Fiorentina allenata da Italiano, ma senza un seguito concreto.
Handanovic ha indicato Udine come una possibile destinazione futura: tornare a lavorare nella città dove ha giocato sarebbe per lui una prospettiva gradita. Il suo obiettivo più ambizioso, però, resta la panchina dell'Inter: «Sogno di guidare l'Inter. Ma una cosa alla volta».
Il ritiro, invece, è maturato senza particolari esitazioni. «Capisci che è arrivato il momento quando perdi il fuoco dentro», ha spiegato, ricordando che allo stadio non provava più lo stesso brivido. Al calcio giocato ha sostituito il padel, prima di dedicarsi all'osservazione e poi all'allenamento.
Rigori e responsabilità
La preparazione sui calci di rigore, secondo Handanovic, nasce dall'unione tra istinto e analisi dei rigoristi attraverso i video. Lo stesso calciatore può scegliere soluzioni diverse a seconda del punteggio e del momento della partita.
Sul risultato di 0-0, soprattutto nel finale, la pressione modifica anche la percezione della porta: la palla pesa di più e lo specchio sembra più stretto, anche se la reazione dipende dal singolo tiratore.
Da capitano, Handanovic racconta di essere rimasto la stessa persona, assumendo però compiti più ampi. La fascia imponeva attenzione al comportamento, agli allenamenti, al rapporto con i compagni e persino al modo di presentarsi, oltre alla funzione di collegamento tra squadra, allenatore e società.
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I portieri dell'Inter e del Milan
Sul derby, l'ex numero uno nerazzurro ha distinto le posizioni di Mike Maignan e Josep Martinez. Il francese viene considerato una certezza, mentre il portiere dell'Inter deve ancora costruire le proprie garanzie: su di lui pesano aspettative elevate e un'eredità impegnativa.
Handanovic ha osservato che ogni errore di un portiere viene ingrandito dall'attenzione generale. A suo giudizio, più delle qualità tecniche sarà il carattere a determinare la capacità di Martinez di imporsi.
La concorrenza con Ivan Provedel è stata descritta come positiva. Cristian Chivu, secondo Handanovic, ha distribuito fiducia e opportunità con equilibrio, sostenendo Martinez nei periodi complessi e concedendo a Provedel spazio nel momento opportuno.
Lo stesso Handanovic avrebbe gradito una rotazione più frequente durante la sua carriera. Una pausa ogni cinque o sei partite, ha spiegato, gli avrebbe permesso di recuperare energie soprattutto sul piano mentale.
I derby più ricordati
Il primo derby milanese vissuto da Handanovic risale al 7 ottobre 2012, quando l'Inter vinse 1-0 grazie a un gol immediato di Samuel. A colpirlo furono soprattutto l'ambiente di San Siro, le coreografie e il rumore dello stadio.
Tra i ricordi più particolari c'è anche il successo per 3-0 del 2021, accompagnato da tre sue parate. Quella partita ebbe però una cornice insolita, perché si giocò senza pubblico.
Il derby che rigiocherebbe è quello deciso da Olivier Giroud, capace di incidere sulla rimonta del Milan e sull'andamento del campionato nella stagione successiva. «Se potessi rigiocare un derby, sceglierei quello», ha detto Handanovic.
Le lezioni di Spalletti e Conte
Luciano Spalletti gli ha chiesto di partecipare alla costruzione dell'azione come un uomo aggiunto. Handanovic riteneva di avere già una buona familiarità con il gioco con i piedi e considera quell'esperienza un passaggio importante.
Da Antonio Conte, invece, ha ricavato soprattutto l'idea di una mentalità vincente estesa a ogni componente del club. Con quell'approccio, ha ricordato, il livello delle richieste cresce per tutti.
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