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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Il sogno di Handanovic: guidare l'Inter da tecnico

L'ex capitano racconta il ritiro, i contatti con Brighton e Fiorentina e il percorso verso una prima squadra.

Samir Handanovic ha lasciato anche il ruolo di allenatore delle giovanili dell'Inter dopo i dissidi estivi sul passaggio alla Primavera. L'ex capitano guarda ora alla sua prima esperienza in una squadra maggiore, senza rinunciare all'ambizione di tornare un giorno sulla panchina nerazzurra.

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Il progetto per la panchina

Handanovic ha spiegato di voler costruire il proprio percorso con gradualità. «Sogno di guidare l'Inter. Ma una cosa alla volta», ha detto nell'intervista, indicando come riferimento il lavoro svolto dal Como di Fabregas e dal Barcellona.

L'ex portiere predilige un calcio basato sulle idee e sulla ricerca del risultato attraverso il gioco. Il 4-3-3 è il sistema che apprezza di più, anche nelle sue varianti, ma secondo lui la disposizione in campo conta meno dei principi applicati dalla squadra.

Dopo un anno trascorso come osservatore dell'Inter, Handanovic ha studiato da tecnico e per due stagioni ha seguito i settori giovanili. Ha inoltre ottenuto la licenza Uefa Pro, presentando una tesi dedicata all'evoluzione del portiere nel calcio moderno.


Le proposte dopo l'addio

Prima di interrompere la carriera, l'ex estremo difensore avrebbe potuto proseguire in altri modi. De Zerbi lo aveva contattato per il Brighton: Handanovic avrebbe gradito lavorare al suo fianco, anche con il ruolo di secondo portiere.

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Ci furono contatti anche con la Fiorentina guidata da Italiano, ma l'ipotesi non si concretizzò. Tra le panchine che lo attirano c'è inoltre quella dell'Udinese, dove gli piacerebbe tornare in veste di allenatore.


Perché ha lasciato l'Inter

La separazione maturata in estate è arrivata dopo il mancato accordo su alcuni aspetti legati alla guida della Primavera, compreso il rapporto con l'Under 23. Le parti hanno scelto di interrompere il percorso senza polemiche, mentre Handanovic ha deciso di seguire una strada più autonoma.

Sul ritiro ha raccontato di aver capito quando era arrivato il momento di fermarsi: «Quando perdi il fuoco dentro. Vai allo stadio e non senti più il brivido». Ha aggiunto che smettere non gli è pesato, perché aveva già chiaro il percorso successivo; al calcio giocato ha affiancato il padel e poi la formazione da allenatore.

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