Juventus, Spalletti resta ma trema: i numeri riaccendono l’ombra di Conte
La società non ha deciso l’esonero dell’allenatore, ma il rendimento peggiore rispetto a Tudor e il malessere della squadra alimentano i dubbi sul futuro
Luciano Spalletti, almeno per ora, non lascerà la panchina della Juventus. La posizione dell’allenatore resta confermata nonostante la pesante sconfitta interna contro la Lazio, i fischi dell’Allianz Stadium e una classifica che racconta un avvio di stagione più difficile rispetto a quello vissuto da Igor Tudor un anno fa.
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Spalletti resta, ma la fiducia vacilla
Il tecnico di Certaldo è legato alla Juventus fino al 30 giugno 2028, con uno stipendio di circa 5 milioni di euro netti a stagione. Attraverso i bonus, la cifra può raggiungere un massimo di 6 milioni. Al momento, dunque, non è stata presa la decisione di interrompere il rapporto con l’allenatore.
La conferma non cancella però le preoccupazioni che attraversano l’ambiente bianconero. La squadra appare priva di continuità, fatica a reagire alle difficoltà e sembra aver smarrito parte delle certezze costruite sul piano tecnico. Dopo l’addio a Massimiliano Allegri, la Juventus ha già cambiato più volte guida: prima Thiago Motta, poi Tudor e infine Spalletti, con le brevi parentesi a interim di Paolo Montero e Massimo Brambilla.
La sconfitta con la Lazio pesa
Il 3-0 incassato in casa dalla Lazio ha lasciato il segno. Nel dopopartita, Spalletti ha riconosciuto la netta inferiorità della Juventus, indicando nella mancanza di ritmo, idee, corsa e spirito competitivo i principali problemi emersi durante la gara.
In conferenza stampa, l’allenatore ha mostrato un’inquietudine ancora più evidente e ha ammesso: «Sono preoccupato. Io devo andarmi a fare delle domande perché stiamo peggiorando e devo fare delle analisi soprattutto su di me». Ha inoltre lasciato aperto un interrogativo sul rapporto con il gruppo, spiegando di aver avuto fino al giorno precedente la sensazione di essere seguito dalla squadra, ma di non avere più la stessa certezza dopo la prestazione contro la Lazio.
Il confronto con Tudor è scomodo
A rendere più delicata la situazione sono anche i dati delle prime sette partite del campionato 2026/27. La Juventus ha raccolto 11 punti e si trova a 8 lunghezze dalla vetta della Serie A, un rendimento che alimenta il dibattito sul futuro della panchina.
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Nella stagione precedente, con Tudor alla guida, i bianconeri avevano conquistato un punto in più dopo lo stesso numero di giornate ed erano distanti soltanto 4 punti dalla prima posizione. Il confronto assume un peso particolare perché Tudor fu sollevato dall’incarico all’ottava giornata, nonostante quei risultati fossero leggermente migliori. La società, in quell’occasione, affidò poi la squadra proprio a Spalletti, scelto dall’allora direttore Comolli.
Conte resta il nome più evocato
Le difficoltà della Juventus hanno riportato al centro dei discorsi anche Antonio Conte. L’allenatore salentino è attualmente libero da impegni contrattuali e sta valutando quale proposta accettare per tornare in panchina.
In Inghilterra il suo nome è stato accostato al Manchester United, dove potrebbe prendere il posto di Michael Carrick, ma non risultano contatti per un suo eventuale approdo ai Red Devils. A Torino, invece, il possibile ritorno di Conte continua a rappresentare un’ipotesi ricorrente: il tecnico vive in città e il suo nome viene nuovamente associato alla panchina bianconera ogni volta che la squadra entra in una fase di crisi.
Per ora, tuttavia, questa resta una suggestione e non una trattativa concreta. Spalletti mantiene l’incarico, ma i risultati delle prossime gare e la capacità della squadra di ritrovare identità saranno decisivi per rendere più solida una posizione che, nonostante la conferma, è diventata inevitabilmente più esposta.
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