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Sport 2 min di lettura15 ott

Dai box alle ambulanze: la tecnica F1 che accelera i soccorsi

Le procedure nate nei circuiti hanno migliorato rianimazione, trasferimenti in terapia intensiva e tempi di decollo delle ambulanze aeree.

A Silverstone la collaborazione tra la scuderia Williams e Air Ambulance Cornwall ha portato a un risultato concreto: il tempo necessario per il decollo di un’ambulanza aerea è sceso da cinque minuti a tre minuti e mezzo. È uno degli effetti più recenti del trasferimento di metodi e strumenti organizzativi dalla Formula 1 alla sanità.

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Dai box alle emergenze mediche

L’esperienza maturata nei circuiti viene applicata anche agli interventi più delicati, dove rapidità, coordinamento e chiarezza dei compiti possono incidere sull’esito delle cure. La collaborazione con Air Ambulance Cornwall, presentata durante la gara di quest’anno a Silverstone, mostra come una diversa gestione delle operazioni possa ridurre i tempi prima della partenza.

Un percorso analogo ha coinvolto la Williams e l’University Hospital of Wales, impegnati a rendere più efficaci le procedure per la rianimazione dei neonati. Esaminando i filmati delle emergenze, gli specialisti hanno rilevato comunicazioni poco fluide, azioni sovrapposte e difficoltà nel trovare rapidamente il materiale necessario. La risposta è stata una disposizione uniforme delle attrezzature, insieme a incarichi stabiliti in anticipo e a un coordinamento più stretto tra gli operatori.


La svolta osservata nel 2001

L’origine di questo scambio risale al 2001, quando un episodio avvenuto al Gran Premio di Spagna attirò l’attenzione di un medico. In quella circostanza la McLaren completò una sosta ai box in meno di sette secondi, combinando rifornimento, sostituzione degli pneumatici e comunicazioni al pilota con una notevole precisione.

Martin Elliott, cardiochirurgo pediatrico, assistette alla scena da Londra, nella sala relax del Great Ormond Street Hospital, poco dopo aver concluso un intervento complesso. L’organizzazione osservata durante la gara spinse lui e i colleghi a chiedersi se la stessa disciplina potesse essere utile anche all’interno di un ospedale.

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Regole chiare per ridurre gli errori

Il personale del Great Ormond Street Hospital si recò quindi a Maranello, nella sede della Ferrari, per analizzare il modo in cui i meccanici distribuivano le responsabilità, comunicavano tra loro e gestivano i passaggi di consegne sotto pressione. Da quelle osservazioni nacquero liste di controllo, mansioni assegnate senza sovrapposizioni e procedure uniformi per accompagnare i pazienti dalla sala operatoria alla terapia intensiva.

Anche la trasmissione delle informazioni cliniche venne resa più ordinata durante il cambio di équipe. Una ricerca pubblicata nel 2007 dal Great Ormond Street Hospital e dall’Università di Oxford registrò meno errori tecnici, una diminuzione delle informazioni tralasciate e tempi più brevi per il trasferimento dei pazienti in terapia intensiva.

Secondo Elliott, intervistato dalla BBC, «la Formula 1 ha creato un ambiente di precisione assoluta perché non può permettersi errori». Il cardiochirurgo ha spiegato che questa impostazione può essere adattata alla medicina, dove anche un dettaglio apparentemente marginale può avere conseguenze decisive. A più di vent’anni da quell’osservazione, l’eredità delle soste ai box continua così a influenzare l’assistenza ospedaliera, le emergenze e i soccorsi aerei.

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