Audiovisivo, l’IA non basta: il 2026 mette alla prova il settore
Tra investimenti in frenata, nuove regole e microdrammi verticali, produttori e piattaforme chiedono certezze e difendono il ruolo della creatività umana.
L’autenticità resta il principale argine all’intelligenza artificiale nei programmi basati sulla realtà. Laura Carafoli, intervenuta durante l’incontro dell’APA, ha avvertito che nei progetti presentati dai produttori si riconoscono spesso idee troppo simili tra loro: «Portami l’idea e guardami in faccia».
Il confronto ha mostrato un’industria sospesa tra strumenti tecnologici in rapida evoluzione, risorse pubbliche meno prevedibili e la necessità di individuare nuove storie. Il 2026, secondo i manager presenti, sarà decisivo per capire se il mercato riuscirà a ritrovare una direzione stabile.
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L’IA accelera, ma non decide
Per Tinny Andreatta, di Netflix, l’intelligenza artificiale può diventare utile soprattutto nella preparazione delle riprese e nella fase successiva alla lavorazione. La previsualizzazione di ambienti complessi, per esempio, consente al regista di arrivare sul set con un’idea più precisa delle scene, mentre gli effetti visivi possono beneficiare di procedure più rapide.
La manager ha citato L’Eternauta, serie tratta dal fumetto di Oesterheld e Lopez, come esempio delle possibilità offerte da questi strumenti nella costruzione di scenari post-apocalittici. Tuttavia, ha sottolineato che le grandi opere continuano a dipendere dagli autori e dalle loro voci.
Anche Maria Pia Ammirati, responsabile di Rai Fiction, ha insistito sulla tutela della creatività. A suo giudizio servono regole trasparenti e l’IA dovrebbe liberare tempo nelle attività preparatorie, senza sostituirsi alle decisioni artistiche; Nicole Morganti, di Amazon, ha invece criticato la tendenza dello strumento a confermare le idee ricevute, proprio quando il settore avrebbe bisogno di soluzioni imprevedibili.
Investimenti in rallentamento
Nel 2025 il comparto audiovisivo italiano ha generato 16,8 miliardi di euro, con una crescita del 3,1% sull’anno precedente. L’incremento, però, è molto più contenuto rispetto al +9% registrato nel 2024 rispetto al 2023, mentre le stime indicano per il 2026 un andamento analogo.
A soffrire maggiormente è stata la produzione cinematografica, scesa a 2 miliardi di euro con una riduzione del 7,4%. I titoli nati da una sceneggiatura hanno perso 122 milioni e la fiction si è fermata a 740 milioni, il 5,5% in meno rispetto al 2024: un risultato distante dall’aumento medio annuo del 7,7% osservato tra il 2018 e il 2025.
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La componente video distribuita in rete ha rappresentato invece il principale elemento di crescita: le offerte gratuite sono salite del 15%, quelle a pagamento del 10,3%. Sul fronte televisivo, i reality, i giochi e i talent hanno continuato a occupare il centro dei palinsesti, con oltre 17mila ore originali trasmesse in prima visione.
Nuovi contenuti e microdrammi
Le società indipendenti hanno realizzato il 59% dei titoli televisivi, mentre le piattaforme hanno ampliato la propria proposta del 51% in termini di contenuti e del 30% considerando le ore. Tra i generi più dinamici figura il factual, dedicato a persone e luoghi reali: le ore prodotte sono aumentate del 36% e i titoli derivati da format internazionali sono raddoppiati.
Nel mercato si è inoltre affermato il microdramma, racconto breve e verticale arrivato dalla Cina attraverso i social. Il fenomeno, esploso negli ultimi mesi, ha già assunto dimensioni internazionali: il valore globale del relativo mercato è stimato in 14 miliardi di euro.
Regole e risorse, il nodo politico
I numeri sono stati raccolti nell’ottavo rapporto dell’APA, realizzato con il contributo di CeRTA – Università Cattolica, eMedia, Fondazione Symbola e OpenEconomics. La ricerca è stata presentata a Palazzo Barberini dalla presidente dell’associazione, Chiara Sbarigia, durante una mattinata dedicata a film, serie, programmi televisivi e produzioni destinate alle piattaforme.
Giampaolo Letta, intervenuto per Mediaset e Medusa, ha indicato nel 2026 il momento di verifica per un mercato condizionato nel 2025 da attese e incertezza. Rivolgendosi al governo, rappresentato dal sottosegretario Lucia Bergonzoni, ha chiesto stabilità nella disponibilità dei fondi e nelle norme: «Dove ci vediamo da qui ai prossimi 5 anni?».
Secondo Letta, la nuova legge, pur essendo frutto di una proposta bipartisan, dovrebbe contenere una visione industriale più definita. La questione riguarda anche il crescente numero di operatori, con Hbo Max tra gli ingressi più recenti, e la capacità delle istituzioni di accompagnare trasformazioni che procedono più velocemente delle regole.
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