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Spettacolo 2 min di lettura21 ott

Tre voci, nessun volto: la Gialappa’s Band diventa un film

Walter Veltroni racconta quattro decenni di radio, televisione e comicità surreale costruiti da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto

Il nome della Gialappa’s Band nasce da una pianta messicana, la gialappa (Ipomoea purga), il cui tubero viene utilizzato per ottenere un lassativo destinato ai cavalli. Una scelta curiosa, diventata ancora più adatta quando, durante il campionato del mondo del 1986 in Messico, i primi commenti radiofonici del gruppo si concentrarono sui problemi intestinali accusati da diversi calciatori.

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Un documentario senza celebrazioni

È anche da dettagli come questo che prende forma “L’assurda storia della Gialappa’s Band”, il documentario diretto da Walter Veltroni e presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026. Il film arriverà nelle sale con Medusa dal 22 ottobre e ripercorrerà la vicenda di Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto attraverso immagini d’archivio, ricordi e le apparizioni dei numerosi artisti passati dal loro universo creativo.

Gherarducci ha sottolineato di aver apprezzato soprattutto l’assenza di un tono celebrativo: «Sono contento soprattutto del fatto che questo documentario non sia troppo celebrativo. Non l'avrei apprezzato». La scelta sembra coerente con la natura di un trio che ha sempre preferito restare fuori campo, lasciando che fossero le voci, i personaggi e le situazioni surreali a occupare la scena.


La forza nata dall’improvvisazione

Il rapporto tra i tre protagonisti è uno dei fili centrali del racconto. La loro intesa si è formata ai microfoni di Radio Popolare, nel 1985, quando partecipavano a Bar Sport, e si è sviluppata senza copioni rigidi: una sintonia spontanea, alimentata dall’improvvisazione e ancora evidente nelle occasioni pubbliche.

Per Marco Santin, la sfida iniziale fu convincere il mondo dell’informazione che il gruppo potesse funzionare senza mostrarsi: «La cosa più difficile era proprio far accettare ai giornalisti il fatto che non ci facevamo mai vedere». Gherarducci ha invece ricordato gli esordi della comicità televisiva, quando i programmi umoristici potevano contare su investimenti più consistenti, e ha indicato nei commenti sul calcio il passaggio più delicato della loro esperienza.

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Quarant’anni di personaggi

Nel film trovano spazio molti dei comici che hanno contribuito a rendere riconoscibile il marchio della Gialappa’s Band. Tra loro ci sono Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese, Fabio De Luigi, Paola Cortellesi, Mago Forest, Corrado Guzzanti, Gioele Dix, Francesco Paolantoni, Bebo Storti, Ugo Dighero, Maurizio Crozza, Neri Marcorè, Luca & Paolo, Lucia Ocone, Natalino Balasso, Ale e Franz e Maccio Capatonda.

Veltroni descrive il gruppo come un caso difficilmente incasellabile nei generi tradizionali. Secondo il regista, la loro comicità ha creato un mondo popolato da figure lontane dalla realtà, sospeso tra satira e invenzione surreale, con Mago Forest a fare da presenza ricorrente. Il documentario prova così a misurare l’impatto di tre persone rimaste invisibili, ma capaci di lasciare un’impronta duratura nella cultura popolare italiana.

La parabola cominciata in radio ha attraversato quattro decenni di televisione e intrattenimento. A cambiare non è stata la scelta di non apparire, bensì il pubblico raggiunto da quelle voci: generazioni diverse hanno riconosciuto nella Gialappa’s Band un modo originale di osservare lo sport, la televisione e i loro protagonisti.

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