Patti Smith, il rock non basta più: «Votare è decisivo»
Dalle Asturie, l’artista statunitense unisce il ricordo del debutto spagnolo alla denuncia della crisi politica e all’appello all’unità
L’attesa per i concerti nelle Asturie porta Patti Smith a guardare soprattutto alle nuove generazioni. Tornare davanti al pubblico spagnolo la entusiasma, ma il momento storico le suscita anche inquietudine: pensa ai ragazzi che saranno in sala e al mondo che riceveranno in eredità.
Il suo messaggio parte da una domanda concreta, rivolta alla responsabilità degli adulti: «Mi riempie di emozione, ma mi rattristano anche i tempi turbolenti che stiamo vivendo. Penso sempre ai giovani, a quelli che verranno ai concerti, e mi chiedo che cosa possiamo fare per loro».
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Un anniversario carico di memoria
Mercoledì 21 ottobre Smith si esibirà a Gijón, al Teatro Jovellanos e al Palacio de Deportes. L’appuntamento ricorda i cinquant’anni dal suo esordio musicale in Spagna, avvenuto nel 1976, quando il Paese usciva dalla dittatura franchista.
In quella fase la cantante e i suoi collaboratori volevano portare il rock and roll spagnolo in una stagione nuova, anche senza disporre di mezzi tecnici impeccabili. A rendere possibile l’arrivo contribuì il promoter catalano Gay Mercader, ricordato dall’artista come una figura importante di quell’esperienza.
La musica non sostituisce il voto
Il soggiorno nelle Asturie è legato anche al Premio Principessa delle Asturie per le Arti, che Patti Smith riceverà venerdì prossimo a Oviedo. Proprio davanti alla stampa spagnola, la cantautrice ha spostato il discorso dal valore della cultura alla necessità di partecipare alla vita pubblica.
Secondo Smith, canzoni, parole e immagini possono denunciare le ingiustizie e orientare la società, ma non sono sufficienti da sole davanti alle crisi politiche. La sua richiesta è netta: «Sono tempi difficili, in cui l’arte non basta. Oggi votare è molto più importante per cambiare le cose».
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L’attacco alla politica americana
L’artista statunitense ha preso le distanze dalle appartenenze tradizionali, definendosi estranea sia al Partito repubblicano sia a quello democratico e legata a una visione globale. Nel commentare la situazione del proprio Paese, ha espresso una forte condanna dell’amministrazione in carica e del suo presidente.
Per Smith, la possibilità di incidere dipende dalla capacità di agire insieme. Ha quindi richiamato l’esempio di Pablo Picasso, capace di rappresentare la sofferenza umana, e ha sostenuto che la voce degli artisti può pesare soltanto se accompagnata da una mobilitazione collettiva: «Abbiamo bisogno di numeri, dobbiamo essere uniti».
Lorca, Rimbaud e lo sguardo di Picasso
La formazione della poetessa è passata anche attraverso Federico García Lorca e Arthur Rimbaud. Smith ha spiegato che i loro testi le permisero di avvicinarsi contemporaneamente alla dimensione politica e a quella mistica, aiutandola a riconoscersi nella poesia.
Un passaggio decisivo arrivò invece dall’arte visiva. L’incontro con l’opera di Pablo Picasso, quando aveva 12 anni, le fece intuire prospettive diverse e diede forma a idee che non riusciva ancora a esprimere; tra le esperienze citate ci sono anche Miguel de Cervantes e Roberto Bolaño.
La Spagna resta per lei un luogo in cui la cultura ha saputo conservare tanto la bellezza quanto il dolore della storia. Gli artisti, ha osservato, hanno trasformato le tragedie attraversate dal Paese in una testimonianza capace di parlare anche al presente.
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