Fjord, il caso che divide: Mungiu mette alla prova le certezze
Con Sebastian Stan e Renate Reinsve, il film di Cristian Mungiu affronta il conflitto tra modelli educativi, istituzioni e polarizzazione sociale.
La scelta di Sebastian Stan e Renate Reinsve dà volto a una famiglia sospesa tra appartenenze culturali e convinzioni opposte. I due attori, già abituati a lavorare insieme, interpretano una coppia alle prese con un’accusa gravissima e con un sistema che sembra avere già deciso da che parte stare.
Mungiu ha raccontato di aver individuato Reinsve prima che arrivassero le candidature all’Oscar, tanto che la produzione ha rinviato di tre mesi le riprese per consentirle di partecipare alla campagna promozionale. L’attrice, pur essendo lontana dai valori del personaggio, ha riconosciuto nella sceneggiatura una vicinanza emotiva inattesa.
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Due interpreti al centro del conflitto
Il regista inseguiva da circa 10 anni l’occasione di lavorare con Sebastian Stan. I due si erano incontrati a New York, quando Mungiu aveva presentato Un padre, una figlia, e avevano iniziato a ragionare su possibili progetti comuni. L’attore, nato in Romania e trasferitosi negli Stati Uniti a 8 anni, per Fjord ha affrontato per la prima volta un ruolo recitato in romeno.
La sua presenza è stata determinante anche sul piano produttivo. Girare in Norvegia significava sostenere costi elevati e rispettare giornate di lavoro più brevi; secondo Mungiu, il coinvolgimento di un interprete conosciuto a livello internazionale ha reso possibile finanziare un’opera più ambiziosa rispetto ai suoi precedenti film. «Mi hanno detto: “Per fare questo film devi avere un nome. Solo Sebastian poteva farlo”», ha ricordato il regista.
La coppia artistica con Reinsve è nata anche dalla conoscenza precedente tra i due attori. Stan aveva suggerito a Mungiu di guardare i lavori dell’attrice, con cui il regista ha poi discusso la sceneggiatura a Oslo senza stabilire inizialmente chi avrebbe assunto i ruoli principali. La familiarità reciproca ha aiutato a costruire il rapporto tra i personaggi.
Una famiglia davanti al tribunale
La storia prende spunto da un episodio reale letto da Mungiu sui giornali circa 10 anni fa. Il regista, che in passato ha lavorato come cronista a Bucarest, ha cercato di mantenere uno sguardo privo di tesi precostituite, evitando che le proprie convinzioni personali orientassero il giudizio dello spettatore.
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Al centro del dramma giudiziario ci sono i Gheorghiu, una famiglia composta da un padre romeno, una madre norvegese e cinque figli. Il trasferimento in un piccolo centro affacciato su un fiordo dovrebbe avvicinarli ai parenti materni, ma l’equilibrio si spezza quando Elia arriva a scuola con alcuni lividi. Le insegnanti allertano i servizi sociali e i genitori vengono sospettati di maltrattamenti; i bambini sono quindi separati e affidati a diverse famiglie.
Il procedimento mette progressivamente in discussione le convinzioni iniziali. Mungiu ha spiegato di aver ascoltato familiari, esponenti religiosi, agenti di polizia, testimoni e giudici senza riuscire a stabilire con certezza che cosa fosse accaduto tra le mura domestiche. Da qui nasce un film in cui molte decisioni vengono prese mentre i fatti restano parzialmente oscuri.
Il bersaglio è la polarizzazione
Per il regista, Fjord non contrappone semplicemente Romania e Norvegia. La vicenda diventa invece il punto di osservazione su una società attraversata dallo scontro tra posizioni progressiste e conservatrici, soprattutto quando entrano in gioco famiglie provenienti da contesti culturali differenti. «Viviamo dentro delle bolle e non riusciamo più a conversare con qualcuno che non la pensa come noi», ha detto Mungiu alla Festa del cinema di Roma.
La Norvegia ha sostenuto la lavorazione e ha ospitato le prime proiezioni del film. Il caso raccontato ha riaperto il dibattito anche perché, nel periodo trascorso tra i fatti e il presente, la normativa a tutela dei minori è cambiata: resta orientata alla protezione dei bambini, ma appare meno rigida quando non esistono prove certe di violenza o quando il contrasto riguarda soprattutto metodi educativi differenti.
Fjord ha ricevuto la Palma d’oro a Cannes e anche un riconoscimento assegnato alle opere considerate più vicine ai valori del giornalismo, premio particolarmente significativo per Mungiu. Il film arriverà nelle sale il 19 novembre.
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