Vaia dopo le parole di Leone: «Curare significa anche esserci»
Il messaggio del Papa sulla malattia spinge Francesco Vaia a richiamare il mondo sanitario sull’importanza di ascolto, rispetto e presenza.
La cura non si esaurisce nelle terapie: richiede anche presenza, attenzione e capacità di ascoltare chi soffre. È questo il richiamo rivolto da Francesco Vaia al mondo della sanità, con un appello rivolto soprattutto a chi ricopre incarichi di responsabilità: «Perché curare significa anche esserci».
Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ha legato la sua riflessione alle parole di Papa Leone sulla malattia. Già direttore generale dell’Istituto nazionale per le malattie infettive L. Spallanzani di Roma e direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, ha affidato il suo commento ai social.
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La sanità deve tornare ad ascoltare
Secondo Vaia, le esperienze raccontate da molte persone descrivono un sistema ancora segnato da difficoltà concrete. Tra queste ci sono attese molto lunghe, vissute dai pazienti come un’ingiustizia, la fatica nel raggiungere i medici e la sensazione di non essere presi adeguatamente in considerazione.
Il problema, osserva, riguarda anche chi lavora negli ospedali e nei servizi sanitari. Medici, infermieri e altri operatori devono fare i conti con carichi professionali elevati e con una disponibilità di personale insufficiente, condizioni che rendono più complesso mantenere una relazione attenta con i pazienti.
Il messaggio di Papa Leone
Per Vaia, la scelta del Papa di parlare apertamente della malattia offre un motivo di riflessione e può avere un effetto concreto su chi affronta un percorso oncologico. «Chi affronta una malattia oncologica può sentirsi oggi un po’ meno solo», ha scritto, sottolineando il valore della trasparenza.
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Il richiamo non riguarda soltanto l’organizzazione delle cure, ma anche il modo in cui vengono offerte. Vaia sostiene che ascolto, rispetto e umanità debbano restare elementi essenziali dell’assistenza, insieme alle competenze cliniche e agli strumenti disponibili.
Un appello a chi decide
La riflessione si conclude con una richiesta di maggiore impegno rivolta all’intero settore, in particolare a chi ha compiti decisionali nella sanità. L’obiettivo indicato da Vaia è riportare la persona e il suo bisogno di essere accompagnata al centro del percorso.
Nel suo messaggio, l’ex dirigente sanitario ricorda infine che l’attenzione verso il malato non può essere considerata un aspetto secondario dell’assistenza. Anche nelle fasi più difficili, sostiene, la relazione umana resta parte integrante del prendersi cura.
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