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Salute 4 min di lettura1 ora fa

Protesi peniene, il rischio di confondere cura e scandalo

Dalla riabilitazione dopo una lesione midollare alle conseguenze dei tumori: il dottor Gianluca Sampogna illustra indicazioni, funzionamento e limiti dell’impianto

Per chi supera un tumore, la guarigione non coincide necessariamente con il recupero completo della vita intima. Le terapie oncologiche possono lasciare disfunzione erettile, modifiche dell’orgasmo e una riduzione della sfera affettiva: aspetti che, secondo Gianluca Sampogna, non dovrebbero essere considerati conseguenze inevitabili e quindi trascurabili.

Lo stesso principio vale per le persone che affrontano una lesione midollare. La riabilitazione deve occuparsi anche della sessualità e della funzione riproduttiva, non soltanto della sopravvivenza iniziale o del recupero della mobilità.

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La riabilitazione non finisce con la mobilità

All’Ospedale Niguarda di Milano è stato avviato un percorso dedicato alle protesi peniene nei pazienti con lesione midollare. Si tratta spesso di persone giovani, costrette dopo un trauma o una malattia neurologica a confrontarsi improvvisamente con cambiamenti profondi del proprio corpo e della propria vita di coppia.

Secondo Sampogna, le difficoltà sono prima di tutto culturali: la sessualità viene spesso rinviata, oppure trattata come un aspetto secondario rispetto ad altri obiettivi riabilitativi. A questo si aggiunge una complessità organizzativa, perché il percorso coinvolge urologi, fisiatri, riabilitatori, infermieri, psicologi, sessuologi e personale formato, oltre a richiedere risorse, continuità assistenziale e controlli nel tempo.

La valutazione clinica deve inoltre considerare gestione della vescica e dell’intestino, infezioni urinarie, incontinenza, cateterismo intermittente, sensibilità, spasticità, abilità manuale, rischio di lesioni da pressione e capacità di utilizzare il dispositivo. Il desiderio del paziente è importante, ma non basta da solo: occorrono selezione, informazione, preparazione e assistenza successiva.


Un disturbo molto più ampio dell’estetica

La disfunzione erettile consiste nella difficoltà persistente a raggiungere o conservare un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente. Non coincide con la volontà di cambiare forma o dimensioni del pene e può incidere sul benessere fisico, psicologico, relazionale e sociale.

In Italia, le stime indicano almeno tre milioni di uomini con una forma clinicamente significativa del disturbo. Ricerche basate su una definizione più estesa suggeriscono inoltre che quasi un adulto su due possa aver sperimentato almeno qualche difficoltà. Si tratta di dati non sovrapponibili, ma utili a mostrare quanto il fenomeno sia diffuso.

Le possibilità terapeutiche sono diverse. Si parte dalla ricerca delle cause e dei fattori di rischio eventualmente correggibili, tra cui diabete, ipertensione, obesità, sedentarietà, fumo, malattie cardiovascolari, disturbi neurologici, alterazioni ormonali e possibili effetti indesiderati dei farmaci. Quando emergono componenti psicologiche o relazionali, può essere preso in considerazione anche un sostegno psicosessuologico.

Tra le altre opzioni rientrano i medicinali assunti per via orale, le iniezioni intracavernose di farmaci vasoattivi e i dispositivi a vuoto, che favoriscono l’erezione mediante una pressione negativa. In situazioni selezionate possono essere valutate le onde d’urto a bassa intensità, mentre plasma ricco di piastrine e cellule staminali restano, al momento, approcci sperimentali.


Quando l’impianto diventa un’opzione

La protesi peniena non ha finalità estetiche e non viene utilizzata per aumentare la lunghezza del pene. È un dispositivo collocato chirurgicamente nei corpi cavernosi per consentire una rigidità adeguata quando il normale meccanismo dell’erezione non risponde agli altri trattamenti o quando, dopo un’informazione completa, il paziente opta per una soluzione definitiva.

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L’operazione dura in genere circa un’ora e mezza e può essere praticata in anestesia generale o spinale. Attraverso un’incisione solitamente situata tra pene e scroto, vengono inseriti due cilindri nei corpi cavernosi.

I modelli malleabili utilizzano elementi semirigidi che possono essere orientati manualmente. Le versioni idrauliche a tre componenti comprendono invece anche una pompa nello scroto e un serbatoio con liquido nella parte inferiore dell’addome. Le parti restano completamente all’interno del corpo e non risultano chiaramente visibili dall’esterno.

La permanenza in ospedale è di norma compresa tra uno e due giorni. Dopo circa un mese, una volta conclusa la guarigione, il paziente può iniziare a utilizzare l’impianto e riprendere i rapporti sessuali.


Rischi da spiegare prima dell’intervento

L’impianto, come ogni procedura chirurgica, può comportare effetti indesiderati. Nelle fasi iniziali sono possibili dolore, raccolte di sangue, sanguinamento, problemi della ferita e, più raramente, danni all’uretra o agli organi vicini: tutti questi aspetti devono essere affrontati durante il consenso informato.

La complicanza più delicata è l’infezione, che può rendere necessario togliere il dispositivo e procedere in seguito a un nuovo impianto. Nel tempo può verificarsi anche un guasto, sebbene circa 3 dispositivi su 4 risultino ancora funzionanti dopo dieci anni.


Il caso di Agrigento non cancella la terapia

La vicenda delle protesi peniene ad Agrigento ha avuto ampia risonanza, anche per l’ipotesi di un reato ai danni del Servizio sanitario nazionale, che non garantisce questo tipo di prestazione, e per i commenti ironici circolati sui social. Il caso dovrà essere valutato dagli organi competenti, senza anticipare conclusioni.

Sampogna, urologo dell’Unità Spinale del Niguarda con esperienza nella chirurgia protesica peniena e nei pazienti con malattie neurologiche, invita a distinguere l’eventuale irregolarità dal valore clinico della procedura. “Non vorrei che questa vicenda si trasformasse in un processo sommario contro la protesi peniena, contro il trattamento delle disfunzioni sessuali o, peggio ancora, contro i pazienti che hanno realmente bisogno di questa cura”, ha dichiarato.

L’impiego delle risorse pubbliche, osserva il medico, deve avvenire con trasparenza, rigore e indicazioni cliniche documentate. Al tempo stesso, aggiunge, non si può ridurre la salute sessuale a una battuta: per alcuni pazienti accuratamente selezionati, questa terapia può avere un impatto concreto sulla qualità della vita.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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