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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Leone XIV, ora decidono gli esami: quali cure potrebbero servire

Il recupero procede bene, ma il risultato dei test istologici e molecolari stabilirà il percorso successivo dopo l’intervento al polmone.

Dopo il rientro in Vaticano, Leone XIV continuerà a essere assistito dal medico personale Luigi Carbone e dagli specialisti che lo hanno seguito al Policlinico Gemelli. Per il momento non sarebbe necessario predisporre particolari apparecchiature sanitarie nel Palazzo apostolico, mentre la fisioterapia dovrebbe proseguire nel percorso di recupero.

Le attività del pontefice sono già riprese e, secondo Marcello Tiseo, i segnali emersi finora sono positivi. Il direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma attribuisce parte della ripresa anche alla buona condizione fisica e all’assenza di abitudine al fumo.

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Il recupero procede senza complicazioni

La forma fisica di Leone XIV e il fatto che non sia un fumatore avrebbero favorito una risposta migliore all’intervento e un recupero più veloce rispetto alla degenza inizialmente stimata, pari a circa una settimana. Il pontefice è inoltre noto per praticare attività sportiva, un elemento che, secondo l’oncologo e membro del direttivo dell’Associazione italiana di oncologia medica, può aver contribuito alla ripresa.

Il papa ha lasciato il Policlinico Gemelli sorridente e in condizioni apparentemente buone, dopo l’operazione per rimuovere un adenocarcinoma polmonare. La fase successiva, tuttavia, dipenderà dai risultati degli esami sul tessuto e delle analisi molecolari, attesi nei prossimi giorni.


Gli esami stabiliranno il percorso

Se il tumore risultasse circoscritto allo stadio 1 e l’esame istologico non mostrasse un coinvolgimento dei linfonodi, potrebbe non essere necessario ricorrere ad altre terapie. In quel caso, la gestione successiva consisterebbe in controlli periodici, come spiegato da Tiseo.

Una malattia classificata allo stadio 2 o 3, associata alla presenza di cellule tumorali nei linfonodi, potrebbe invece portare a considerare un trattamento preventivo contro il rischio di una nuova comparsa. Tra le possibilità figurano farmaci biologici diretti contro specifiche alterazioni genetiche, comprese quelle legate al gene EGFR, riscontrate più spesso nelle persone che non fumano.

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Chemioterapia e immunoterapia

Le alterazioni molecolari considerate per questi trattamenti sono presenti, in generale, in circa il 15% dei casi di adenocarcinoma. L’eventuale individuazione della mutazione EGFR renderebbe quindi valutabile una terapia mirata, sempre sulla base del quadro completo fornito dagli esami.

Qualora non emergessero modificazioni molecolari, i medici potrebbero prendere in esame una chemioterapia preventiva. Se a questo dato si aggiungesse un’elevata presenza della proteina PD-L1, indicatore associato a una possibile risposta all’immunoterapia, potrebbe essere considerata la combinazione dei due trattamenti.

Le diverse opzioni avrebbero conseguenze differenti sulla quotidianità. Le terapie biologiche, ha spiegato Tiseo, sono generalmente meglio tollerate e vengono assunte sotto forma di compresse; chemioterapia e immunoterapia, invece, richiedono somministrazioni per via endovenosa in ospedale.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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