Università, il divario che pesa: 18 punti e una nuova strategia
A Pisa cinque atenei della rete Merita hanno rilanciato MeMo con la Bocconi: il programma punta a sostenere chi è il primo in famiglia a scegliere l’università.
La distanza nell’accesso agli studi resta netta: a un anno dal diploma si iscrive all’università l’84% dei ragazzi con almeno un genitore laureato, mentre la quota scende al 66% quando in famiglia nessuno dei due genitori ha completato un percorso universitario. Sono diciotto punti di scarto che spiegano perché il tema della mobilità sociale continui a pesare nelle scelte dei giovani.
Da questo quadro è partita la giornata di lavoro ospitata alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove le cinque istituzioni della rete Merita hanno firmato un’intesa con l’Università Bocconi per rafforzare MeMo – Merito e Mobilità Sociale. Il progetto, nato per orientare studentesse e studenti con genitori non laureati, entrerà ora in una fase nuova e più ampia.
MeMo si allarga oltre il progetto iniziale
L’accordo mira a dare continuità a un’esperienza che finora ha coinvolto più di 4.000 ragazze e ragazzi e che vuole diventare un modello stabile a livello nazionale. Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche l’articolo 34 della Costituzione, che tutela il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di arrivare ai livelli più alti dell’istruzione.
Il riferimento ai “mezzi”, però, non riguarda solo il reddito. Informazioni, reti di contatti, figure di riferimento e familiarità con il mondo accademico incidono in modo decisivo su quanto l’università appaia davvero raggiungibile per chi deve pensarci per la prima volta in famiglia.
Anna Maria Bernini, intervenendo al convegno, ha legato il progetto a un’idea più ampia di diritto allo studio. Ha spiegato che l’obiettivo non è soltanto chiudere una fase, ma trasformare l’esperienza accumulata in un sistema più solido e nazionale.
I numeri raccontano l’efficacia
I dati presentati durante l’evento indicano che MeMo ha già prodotto risultati significativi. Tra chi ha partecipato al percorso, il 90,2% risultava iscritto all’università a un anno dal diploma e un altro 4,5% stava per farlo: in totale, circa 95 su 100 hanno scelto di proseguire gli studi.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Molto alte anche le valutazioni raccolte tra i partecipanti. Il 97% ha riconosciuto un contributo alla propria crescita personale, mentre oltre il 95% ha espresso un giudizio positivo sul rapporto con tutor e tutrici.
Nel corso del convegno si è parlato anche dei first-generation students, cioè di chi è il primo in famiglia a frequentare l’università. Marco Romito, professore associato dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha approfondito il peso delle origini familiari, delle risorse disponibili e delle aspettative nelle decisioni formative.
La sfida di immaginarsi all’università
Un passaggio centrale del confronto ha riguardato anche il legame tra prima generazione e background migratorio. Secondo AlmaLaurea, solo il 23% dei laureati di seconda generazione ha almeno un genitore laureato, un dato che rende ancora più evidente quanto il contesto di partenza influisca sulle opportunità.
Tra le riflessioni emerse, Marta Cartabia ha insistito sul fatto che l’università debba uscire dai propri confini per intercettare gli studenti prima ancora che arrivino a presentarsi ai suoi cancelli. In altre parole, l’orientamento deve partire da scuole, territori e famiglie, dove si formano aspirazioni e motivazione.
A chiudere la giornata è stata la firma della nuova convenzione MeMo, che consentirà al programma di proseguire oltre il finanziamento Pnrr. L’obiettivo è mantenere tutoraggio tra pari, accompagnamento nel tempo, collaborazione con le scuole e contatto diretto con la vita universitaria, ampliando però la platea dei destinatari e preservando la dimensione personalizzata che ha caratterizzato finora il progetto.
Continua a leggere
Farmaci introvabili, il dato Aifa ridimensiona l’allarme: cosa succede
L’Agenzia italiana del farmaco fotografa le fragilità della filiera, ma segnala che nella maggior parte dei casi esistono sostituti o percorsi di importazione.
Esami e glicemia: nei futuri medici il picco arriva sotto stress
Un piccolo studio su 22 studenti senza diabete ha rilevato valori di glucosio più alti prima e durante una prova di biochimica.
Carne rossa e diabete: quel 63% legato a una molecola
Uno studio francese collega il Neu5Gc assunto con la carne a una maggiore probabilità di diabete di tipo 2, ma i risultati sono ancora preliminari.
Cilta-cel nel mieloma: 5 anni senza progressione per 1 paziente su 2
I dati a lungo termine della coorte iniziale di Cartitude-2 mostrano remissioni durature dopo una sola infusione e senza trattamento di mantenimento.