Farmaci introvabili, il dato Aifa ridimensiona l’allarme: cosa succede
L’Agenzia italiana del farmaco fotografa le fragilità della filiera, ma segnala che nella maggior parte dei casi esistono sostituti o percorsi di importazione.
Il commercio parallelo è tra i fattori esaminati dall’Aifa nel dossier sulla disponibilità dei medicinali. La pratica, che permette la circolazione dei farmaci nel mercato unico europeo, è legittima ma rientra tra gli elementi che possono influenzare la distribuzione dei prodotti nei diversi Paesi.
Anche le scelte degli Stati Uniti potrebbero avere effetti sui mercati europei. Il meccanismo della Nazione più favorita (Mfn), promosso a maggio dello scorso anno dall’amministrazione statunitense, punta a portare i prezzi applicati nei programmi Medicare e Medicaid ai livelli più bassi praticati nei principali Paesi sviluppati.
Prezzi Usa e rischio disponibilità
Nel gruppo di riferimento figurano Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Giappone, Danimarca, Svizzera e Italia. Secondo l’Aifa, il nostro Paese potrebbe diventare spesso un parametro di riferimento perché propone prezzi tra i più contenuti del paniere.
Il possibile effetto è un disincentivo per le aziende a immettere nuovi medicinali negli otto mercati considerati, compresi quelli innovativi. Una scelta di questo tipo servirebbe a evitare che prezzi più bassi in questi Paesi producano automaticamente una riduzione dei ricavi anche negli Stati Uniti, dove il mercato è più ampio e remunerativo.
La filiera dipende dall’Asia
Il dossier richiama poi la forte concentrazione della produzione dei principi attivi. Cina e India rappresentano insieme circa i due terzi della capacità mondiale; di conseguenza, problemi di qualità, blocchi degli impianti, calamità, limitazioni agli scambi o difficoltà nei trasporti possono riflettersi rapidamente sulla disponibilità europea.
Negli ultimi decenni una quota rilevante delle lavorazioni è stata spostata fuori dall’Europa, soprattutto verso l’Asia. La pandemia di Covid-19 ha reso più visibile una dipendenza già presente e ha mostrato quanto gli eventi internazionali possano incidere su una catena concentrata in pochi Paesi e, talvolta, in un numero ristretto di stabilimenti.
Per migliaia di prodotti esiste un’alternativa
Sul piano italiano, l’Aifa ridimensiona però l’idea di una crisi sanitaria generalizzata. «È una sfida per il sistema, ma non c’è emergenza», afferma l’Agenzia nel documento, che analizza cause, ampiezza del fenomeno e misure adottate per mantenere le terapie.
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A settembre gli elenchi dell’Aifa comprendevano meno di 2.600 medicinali. Per quasi 2.000 erano disponibili nel Paese equivalenti o altre soluzioni terapeutiche; per i circa 600 rimanenti, riconducibili a circa 280 principi attivi, l’Agenzia prevede la possibilità di autorizzare acquisti oltre confine.
La necessità di ricorrere concretamente a queste importazioni riguarda tuttavia soltanto una ventina di prodotti. Si tratta soprattutto di medicinali ospedalieri datati: per la parte restante, le strutture sanitarie scelgono formulazioni più recenti e considerate più favorevoli per il paziente.
Un problema globale, non solo logistico
La conclusione dell’Aifa è che la continuità delle cure può essere mantenuta attraverso medicinali equivalenti, opzioni cliniche alternative e importazioni autorizzate. Le carenze, quindi, non dipendono soltanto dalla produzione o dalla distribuzione, ma sono legate anche alla trasformazione dell’industria farmaceutica mondiale, alle tensioni geopolitiche e ai conflitti internazionali.
Nel dossier l’Agenzia definisce queste difficoltà «uno dei principali segnali di fragilità delle catene globali della salute», pur escludendo al momento la presenza di un’emergenza sanitaria in Italia.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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