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Salute 3 min di lettura2 ore fa

Tumori urologici, il Dna nel sangue apre la strada alle cure su misura

Dalla biopsia liquida alla prevenzione, gli specialisti riuniti a Torino discutono diagnosi, trattamenti e qualità di vita dei pazienti.

L’analisi del Dna tumorale circolante attraverso un semplice prelievo di sangue è tra gli strumenti allo studio per rendere più mirata la gestione dei tumori genitourinari. Orazio Caffo, membro del Consiglio direttivo della Siuro, precisa che questa metodica potrebbe servire, in situazioni selezionate, a seguire l’andamento della malattia o a individuare specifiche alterazioni molecolari. La sua reale utilità clinica, tuttavia, deve ancora essere valutata per ogni singola indicazione.


Terapie attente alla qualità di vita

Un altro punto centrale riguarda le conseguenze dei trattamenti sulle funzioni sessuali. Giovanni Pappagallo, vicepresidente della Siuro, sottolinea che la loro conservazione dovrebbe essere considerata parte integrante della presa in carico, perché incide sul benessere di chi affronta un percorso oncologico.

Secondo Pappagallo, il rapporto con il paziente deve comprendere informazioni chiare sui possibili effetti delle cure, ascolto delle priorità individuali e sostegno sia durante la terapia sia nella fase successiva. L’obiettivo indicato dagli specialisti è affiancare alla cura della malattia una maggiore attenzione alla vita quotidiana delle persone.


Numeri e fattori di rischio

Ogni anno, in Italia, si stimano 87mila nuove diagnosi di tumore della prostata, della vescica, del rene e del testicolo. Si tratta di patologie differenti tra loro, la cui diffusione è influenzata anche dall’aumento dell’età media della popolazione; in alcuni casi, inoltre, intervengono fattori modificabili come il fumo.

La varietà di queste neoplasie rende necessario calibrare sia l’accertamento diagnostico sia il trattamento sulle caratteristiche della singola malattia. Anche la prognosi, come ricorda Rolando Maria D’Angelillo, presidente della Siuro, è legata al tipo di tumore e alla fase in cui viene riconosciuto.


Prevenzione senza automatismi

D’Angelillo richiama la necessità di rafforzare la prevenzione primaria e di promuovere, quando esistono le condizioni, percorsi adeguati per arrivare a una diagnosi tempestiva. I progressi terapeutici hanno ampliato le prospettive per molti pazienti, ma non eliminano l’importanza di individuare correttamente la malattia.

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Per il tumore della prostata, che conta oltre 40mila diagnosi annue, in Italia non è previsto un programma nazionale organizzato di individuazione precoce, a differenza di quanto avviene per le neoplasie della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. In alcune regioni sono però in corso progetti sperimentali fondati sulla valutazione del rischio individuale.


Il nodo del test Psa

Pappagallo mette in guardia dall’ipotesi di proporre il solo Psa a tutti gli uomini indistintamente. A suo giudizio, un approccio di questo tipo potrebbe produrre più svantaggi che benefici, soprattutto per la possibilità di diagnosticare tumori che non avrebbero creato problemi e di sottoporre poi le persone a trattamenti non necessari, con ricadute anche sulla spesa sanitaria.

Il confronto su questi temi si svolge a Torino, dove più di 250 specialisti di diverse discipline partecipano al 36/mo congresso nazionale della Siuro, in programma da oggi fino a sabato. Una sessione dell’incontro è dedicata proprio alla prevenzione e alle novità scientifiche sui tumori dell’apparato genitourinario.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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