Tumori, la matrice che li circonda può ostacolare cure e difese
Le caratteristiche del tessuto extracellulare influenzano aggressività, metastasi e risposta ai trattamenti: il tema è al centro di un incontro scientifico a Roma.
Nuove tecnologie consentono di osservare più da vicino il rapporto tra cellule tumorali, tessuto circostante e sistema immunitario. Analisi molecolari spaziali, strumenti per acquisire immagini e modelli tridimensionali vengono impiegati per individuare indicatori biologici e possibili bersagli terapeutici.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Il pancreas mostra il rischio più evidente
Tra i casi più significativi c’è il tumore del pancreas. Gli esperti dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena spiegano che la neoplasia è spesso avvolta da una componente fibrosa molto compatta, capace di rendere più difficile sia il passaggio dei farmaci sia l’intervento delle cellule immunitarie.
Lo studio di queste interazioni punta quindi a comprendere non soltanto come si comportano le cellule malate, ma anche quale ruolo abbiano le strutture che le circondano. L’obiettivo è riconoscere i meccanismi che possono sostenere la progressione della malattia o limitarne l’evoluzione.
La matrice modifica il comportamento tumorale
La matrice extracellulare, cioè il materiale presente nello spazio tra le cellule, non viene più considerata un semplice elemento di sostegno. All’interno dei tumori può cambiare consistenza e organizzazione: quando risulta più compatta o rigida, può inviare segnali che influenzano i geni legati alla crescita, all’invasione dei tessuti, alla formazione di metastasi e alla resistenza ai trattamenti.
Secondo gli esperti dell’Ifo, questa struttura viene continuamente prodotta e modificata. Le cellule tumorali e il microambiente circostante finiscono così per condizionarsi reciprocamente. «È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda», ha spiegato Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Non tutte le cellule vicine aiutano il tumore
L’eventuale intervento sulla matrice e sulle cellule che la producono non dovrebbe tradursi in una loro eliminazione indiscriminata. Blandino ha sottolineato che alcune di queste componenti possono contrastare la malattia, mentre altre contribuiscono a sostenerla: per questo, la strategia futura potrebbe consistere nel potenziare quelle favorevoli anziché colpirle tutte.
«Per decenni abbiamo colpito la cellula tumorale. Le terapie di domani dovranno interrompere anche questo scambio», ha aggiunto Blandino. Il tema viene discusso oggi e domani a Roma, durante l’8/o Workshop di Oncologia Traslazionale organizzato presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, con la partecipazione di specialisti internazionali e la collaborazione del Manchester Cell-Matrix Centre dell’Università di Manchester e del Cancer Research UK Manchester Institute.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
Continua a leggere
In Europa 39.200 tumori al seno legati all’alcol: il rischio che pochi conoscono
L’Oms Europa segnala una consapevolezza ancora bassa e presenta uno strumento digitale per aiutare medici e infermieri a parlarne con i pazienti.
Terapia genica, il riconoscimento Usa a Luigi Naldini: perché conta
Il direttore di SR-Tiget entra nella National Academy of Medicine per il lavoro sui vettori lentivirali, alla base di trattamenti per malattie ereditarie e tumori.
La pista non ha età: il caso atletico di Emma Mazzenga
A 93 anni Emma Mazzenga continua ad allenarsi e vincere: il suo corpo è stato studiato da università italiane e statunitensi per capire i segreti di una longevità fuori dal comune
Mammografie alle donne fragili: 12 casi emersi con Shield Women
Il progetto di Andos ha portato oltre 1.600 donne a sottoporsi all’esame, con 473 prime mammografie e una rete di 93 realtà locali