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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Tumori, la matrice che li circonda può ostacolare cure e difese

Le caratteristiche del tessuto extracellulare influenzano aggressività, metastasi e risposta ai trattamenti: il tema è al centro di un incontro scientifico a Roma.

Nuove tecnologie consentono di osservare più da vicino il rapporto tra cellule tumorali, tessuto circostante e sistema immunitario. Analisi molecolari spaziali, strumenti per acquisire immagini e modelli tridimensionali vengono impiegati per individuare indicatori biologici e possibili bersagli terapeutici.

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Il pancreas mostra il rischio più evidente

Tra i casi più significativi c’è il tumore del pancreas. Gli esperti dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena spiegano che la neoplasia è spesso avvolta da una componente fibrosa molto compatta, capace di rendere più difficile sia il passaggio dei farmaci sia l’intervento delle cellule immunitarie.

Lo studio di queste interazioni punta quindi a comprendere non soltanto come si comportano le cellule malate, ma anche quale ruolo abbiano le strutture che le circondano. L’obiettivo è riconoscere i meccanismi che possono sostenere la progressione della malattia o limitarne l’evoluzione.


La matrice modifica il comportamento tumorale

La matrice extracellulare, cioè il materiale presente nello spazio tra le cellule, non viene più considerata un semplice elemento di sostegno. All’interno dei tumori può cambiare consistenza e organizzazione: quando risulta più compatta o rigida, può inviare segnali che influenzano i geni legati alla crescita, all’invasione dei tessuti, alla formazione di metastasi e alla resistenza ai trattamenti.

Secondo gli esperti dell’Ifo, questa struttura viene continuamente prodotta e modificata. Le cellule tumorali e il microambiente circostante finiscono così per condizionarsi reciprocamente. «È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda», ha spiegato Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena.

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Non tutte le cellule vicine aiutano il tumore

L’eventuale intervento sulla matrice e sulle cellule che la producono non dovrebbe tradursi in una loro eliminazione indiscriminata. Blandino ha sottolineato che alcune di queste componenti possono contrastare la malattia, mentre altre contribuiscono a sostenerla: per questo, la strategia futura potrebbe consistere nel potenziare quelle favorevoli anziché colpirle tutte.

«Per decenni abbiamo colpito la cellula tumorale. Le terapie di domani dovranno interrompere anche questo scambio», ha aggiunto Blandino. Il tema viene discusso oggi e domani a Roma, durante l’8/o Workshop di Oncologia Traslazionale organizzato presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, con la partecipazione di specialisti internazionali e la collaborazione del Manchester Cell-Matrix Centre dell’Università di Manchester e del Cancer Research UK Manchester Institute.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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