Tumore al seno, screening decisivi: la guarigione può arrivare al 98%
Alla presentazione di FrecciaRosa, Marcello Gemmato ha illustrato il valore della diagnosi precoce e le novità previste per screening e assistenza sanitaria.
La diagnosi tempestiva può cambiare in modo significativo la prognosi del tumore della mammella: secondo Marcello Gemmato, quando la malattia viene scoperta nelle fasi iniziali, la possibilità di guarigione raggiunge circa il 98%. Il sottosegretario alla Salute ha richiamato questo dato durante la presentazione di FrecciaRosa, a Roma, sottolineando il ruolo degli screening nella tutela della salute e nella sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
La prevenzione passa dagli screening
Nel corso dell’evento, Gemmato ha definito FrecciaRosa un progetto utile a portare il messaggio della prevenzione in luoghi frequentati da un pubblico ampio. L’iniziativa coinvolge i treni Frecce, Intercity e Regionali di Trenitalia ed è promossa dal Gruppo Fs e dalla Fondazione IncontraDonna, con il sostegno dell’Associazione italiana di oncologia medica.
Il sottosegretario ha spiegato che aderire ai programmi di controllo consente di intervenire prima e di gestire meglio le patologie. «Investire oggi nella prevenzione significa dare un contributo concreto anche alla sostenibilità economica del nostro Servizio sanitario nazionale», ha affermato Gemmato durante la presentazione, evidenziando la capacità dei collegamenti ferroviari di raggiungere molte persone.
Il dato sul tumore della mammella
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi riguarda oggi circa l’88% delle donne colpite da tumore al seno. Gemmato ha però distinto questo dato generale da quello relativo ai casi identificati precocemente, per i quali la possibilità di guarigione può salire appunto intorno al 98%.
Tra le novità collegate ai nuovi Livelli essenziali di assistenza rientra anche lo screening delle mutazioni genetiche Brca 1 e 2, associate a un aumento significativo del rischio di sviluppare un tumore della mammella. Il sottosegretario ha inoltre riferito che gli screening predittivi consentono, nell’arco di cinque anni, di sfiorare il 90% di successo, favorendo in alcuni casi la cronicizzazione della malattia e lasciando, nelle situazioni più gravi, un’opzione terapeutica.
Farmaci e nuovi Lea
Gemmato ha poi parlato del nuovo prontuario farmaceutico, il cui completamento dovrà rispettare le scadenze fissate dalla legge di Bilancio: l’approvazione è prevista entro l’inizio del prossimo anno. Ha chiarito che l’intervento dovrebbe consistere in una riorganizzazione della spesa relativa alle prestazioni dei principi attivi, compresi medicinali ormai superati e non più ritenuti necessari nell’assistenza sanitaria pubblica.
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Sul possibile impatto per i cittadini, il sottosegretario ha assicurato: «Non ci sarà nessuna cifra da pagare per i cittadini italiani». Ha quindi ricordato il rinnovo dei Lea dopo 10 anni e l’ampliamento degli screening neonatali, tra cui quello per la Sma, l’atrofia muscolare spinale.
L’obiettivo dell’uniformità regionale
Secondo Gemmato, l’estensione dello screening neonatale per la Sma punta a rendere omogeneo sul territorio nazionale l’accesso a un esame diagnostico considerato importante soprattutto per le malattie rare. L’Italia, ha sostenuto, si colloca ai primi posti in Europa e nel mondo per questo tipo di programmi.
Resta inoltre il tema delle differenze nell’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza tra le Regioni. Il ministero, con il ministro della Salute Orazio Schillaci, sta lavorando per ridurre le disparità storiche tra Nord e Sud e garantire una maggiore uniformità nell’offerta sanitaria.
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