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Salute 3 min di lettura13 ott

Tumore al seno, 55mila donne vivono con metastasi: cosa serve ora

La maggiore sopravvivenza rende il carcinoma mammario metastatico sempre più cronicizzabile, ma restano da rafforzare assistenza, comunicazione negli studi e supporto nutrizionale.

La possibilità di convivere più a lungo con un tumore del seno metastatico sta facendo emergere esigenze nuove, che vanno oltre la sola disponibilità di terapie efficaci. In Italia le donne interessate sono oltre 55mila: il dato aumenta sia per la crescita dei nuovi casi sia per il prolungamento della sopravvivenza ottenuto grazie ai progressi nella cura.

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La cronicizzazione cambia i bisogni

Il tema è stato al centro dell’incontro nazionale promosso dalla Fondazione IncontraDonna nella sede di Agenas, in occasione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico. L’appuntamento rientra in Officina #Metastabile, progetto che ha raccolto indicazioni da pazienti e professionisti attraverso due gruppi di ascolto dedicati agli studi clinici e alla nutrizione oncologica.

Secondo Antonella Campana, presidente della Fondazione IncontraDonna, il punto di partenza deve essere l’ascolto diretto delle donne. “Per le donne con tumore al seno metastatico è essenziale superare le differenze territoriali e arrivare a un Pdta nazionale uniforme”, ha affermato, sottolineando la necessità di trasformare le richieste delle pazienti in interventi concreti e condivisi.

La Fondazione chiede inoltre che il percorso assistenziale consideri tutti gli aspetti della malattia e non soltanto quelli clinici. L’obiettivo indicato è una presa in carico multidisciplinare, omogenea tra le diverse Regioni e realmente centrata sulla persona.


Studi clinici, comunicazione decisiva

Dai lavori coordinati da Anna Costantini e Silvia Migliaccio è emerso che la partecipazione agli studi sul carcinoma mammario metastatico risente fortemente della qualità del dialogo con gli operatori sanitari. La fiducia nei medici, l’empatia e la chiarezza delle informazioni possono incidere sia sulla scelta di aderire sia sulla continuità della partecipazione.

Andrea Botticelli, oncologo e responsabile scientifico dei gruppi di ascolto, ha spiegato che sempre più donne prendono parte alle sperimentazioni, ma con modalità ancora molto diverse sul territorio nazionale. “La fiducia verso i medici risulta fondamentale e si basa anche sulla qualità della comunicazione ricevuta”, ha dichiarato, aggiungendo che potrebbe essere utile coinvolgere maggiormente anche il personale infermieristico.

Un Pdta specifico per il tumore metastatico, secondo quanto emerso, aiuterebbe a rendere più uniforme l’accesso agli studi clinici. La presenza di criteri e percorsi condivisi ridurrebbe così le disparità tra le pazienti in base al luogo di residenza.

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Nutrizione, un sostegno ancora frammentato

L’altro gruppo di lavoro ha evidenziato la necessità di inserire in modo stabile la nutrizione all’interno dell’assistenza oncologica. Durante e dopo le terapie dovrebbe essere garantito un controllo regolare del peso, delle condizioni nutrizionali e della massa muscolare.

Le pazienti avrebbero bisogno di un riferimento professionale facilmente raggiungibile e integrato nella struttura che le segue. Per Botticelli, il supporto nutrizionale dovrebbe quindi diventare parte dei percorsi assistenziali e dei Pdta, con un accompagnamento che prosegua nel tempo e non si limiti alla fase iniziale delle cure.


Reti regionali e nuove misure

Angelo Tanese, direttore generale di Agenas, ha richiamato il ruolo dell’organizzazione nel sostenere le Regioni nello sviluppo delle reti oncologiche e nella valutazione dei risultati delle cure. “La qualità di un sistema sanitario si misura anche nella sua capacità di garantire a ogni persona, indipendentemente dal luogo in cui vive, le migliori condizioni possibili di assistenza sanitaria e di vita”, ha detto.

Sul fronte della prevenzione, Sergio Iavicoli, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha ricordato l’ampliamento dello screening mammografico gratuito, oggi rivolto alle donne tra 45 e 74 anni invece che alla precedente fascia 50-69. I nuovi Livelli essenziali di assistenza includono inoltre percorsi di sorveglianza per chi presenta fattori ereditari di rischio e test destinati alle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale, utili a orientare la scelta terapeutica sulla base delle caratteristiche genetiche della neoplasia.

Officina #Metastabile è stata realizzata con il contributo non condizionante di Daiichi Sankyo, AstraZeneca, Guardant, Menarini Stemline e Pfizer.

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