Minicar e violenza, il punto cieco è riconoscere il male fatto
Per Giuseppe Lancini la confessione non basta: il percorso dei due minorenni dovrà misurarsi con il dolore di Davide Iacopini e delle altre vittime.
Giuseppe Lancini, psicoterapeuta, docente universitario e fondatore e direttore scientifico dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te.), sottolinea che ai due ragazzi servirà un percorso serio, oltre alle conseguenze giudiziarie. L’obiettivo sarà aiutarli a comprendere la responsabilità delle loro azioni, senza perdere di vista Davide Iacopini e le altre persone la cui vita è stata sconvolta in quelle serate.
Anche l’ammissione dei fatti, osserva Lancini, non chiarisce automaticamente quanto i minorenni abbiano capito della sofferenza provocata. La paura per il proprio futuro può infatti occupare tutto lo spazio, lasciando ancora in secondo piano chi è stato ferito.
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La responsabilità viene prima delle attenuanti
Per i professionisti chiamati a seguirli, il nodo sarà colmare la distanza tra la consapevolezza delle conseguenze personali e quella del dolore inflitto agli altri. La gravità del comportamento non autorizza però, da sola, a parlare di un disturbo: anche la parola “disagio” non può diventare una spiegazione valida per ogni condotta estrema.
Delle famiglie dei due minorenni, inoltre, si conoscono pochi elementi e non è possibile formulare valutazioni fondate sul loro contesto. La reazione “Non è da lui”, comprensibile per un genitore, rischia di chiudere troppo presto l’ascolto: un ragazzo affettuoso in casa può comunque umiliare un compagno fuori dall’ambiente familiare.
Quando lo scherzo diventa prepotenza
Di fronte al racconto di un insegnante, secondo Lancini, sarebbe necessario concentrarsi innanzitutto sull’accaduto e sulla sofferenza già prodotta, invece di cercare subito una giustificazione. Nessun episodio di prepotenza consente di prevedere automaticamente una violenza così grave, ma ogni segnale merita attenzione.
Resta da capire che cosa abbia spinto i due ragazzi a ripetere le aggressioni dalla minicar in due serate diverse. Dopo il primo episodio avrebbero avuto il tempo di fermarsi e riflettere; agli investigatori, secondo quanto riferito, avrebbero spiegato: “Lo abbiamo fatto per divertimento, era uno scherzo”.
Il peso dello sguardo degli altri
Nella vicenda dovrà essere chiarito anche quanto abbia inciso il bisogno di approvazione dell’amico. Non è escluso che uno dei ragazzi abbia riconosciuto la paura suscitata nelle vittime e abbia proseguito perché, in quel momento, apparire forte davanti all’altro contava più degli effetti della propria azione.
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Il mondo digitale può alimentare questa ricerca di consenso. Un filmato che espone una persona al ridicolo e riceve reazioni divertite rischia di spostare l’attenzione su chi ha compiuto lo “scherzo”, trasformandolo nel protagonista, mentre la vittima resta soltanto il bersaglio delle risate.
Modelli violenti anche online
L’American Psychological Association invita a ridurre tra gli adolescenti il contatto con contenuti che incoraggiano a danneggiare gli altri e chiede alle piattaforme di non indirizzarli verso materiali di questo tipo. Non ci sono elementi, in questo caso, per attribuire ai social un ruolo nelle aggressioni, ma l’educazione non può ignorare ciò che viene premiato sullo schermo.
La contraddizione riguarda anche gli adulti. Quando applaudiamo chi umilia qualcuno e lo celebriamo come una persona capace di “dire quello che pensa”, finiamo per rendere desiderabile anche il suo modo aggressivo di rapportarsi agli altri. Poi, nello stesso tempo, chiediamo ai ragazzi di rispettare le persone intorno a loro.
Il digitale può amplificare la prepotenza mettendole a disposizione pubblico e visibilità. Per questo sarebbe importante interrogarsi su ciò che diverte i più giovani, ma anche sulle nostre risate: una battuta può sembrare irresistibile al punto da far dimenticare chi ne sta pagando il prezzo.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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