Chatbot e intimità: il confine emotivo che preoccupa gli esperti
Le capacità dei sistemi di IA nel riconoscere le emozioni rendono più coinvolgente il rapporto con gli utenti e riaprono il tema della dipendenza relazionale.
«Le dipendenze non riguardano soltanto le sostanze, ma possono coinvolgere anche comportamenti e modalità di relazione», ha osservato Roberta Balestra, presidente nazionale FeDerSerD. Il tema, discusso al congresso nazionale dell’associazione a Napoli, riguarda il momento in cui l’uso di un chatbot da parte di una persona rischia di trasformarsi in un bisogno difficile da interrompere.
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L’intelligenza emotiva dei modelli
A rendere più intenso il rapporto con questi strumenti contribuiscono anche le loro prestazioni nel riconoscimento degli stati d’animo. Una ricerca pubblicata nel 2025 su Communications Psychology ha messo a confronto sei modelli linguistici con gruppi umani di riferimento in cinque prove standardizzate di intelligenza emotiva.
I sistemi hanno fornito risposte corrette nell’81% dei casi, mentre il dato medio dei partecipanti umani si è fermato al 56%. Il risultato misura la capacità di individuare un’emozione e di costruire una replica adeguata, non l’esistenza di sentimenti autentici nei modelli; tuttavia, può spiegare perché l’interazione venga percepita come particolarmente coinvolgente.
Quando il dialogo sembra personale
Il chatbot può apparire come una presenza costante: ascolta, interpreta ciò che l’utente prova, suggerisce possibili soluzioni e modifica il tono in base alla conversazione. Questa disponibilità continua sta incidendo sul modo in cui alcune persone cercano sostegno, compagnia e un confronto personale.
L’ipotesi di un legame problematico non coincide con il semplice ricorso a uno strumento digitale. «Non significa che utilizzare un chatbot equivalga a sviluppare una dipendenza, ma dobbiamo interrogarci su cosa accade quando una persona comincia a non poterne fare a meno», ha aggiunto Balestra.
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Dalla ricerca dell’attenzione all’intimità
La dimensione affettiva è emersa anche da una rilevazione annuale sull’impiego dell’IA generativa pubblicata da Harvard Business Review e citata da Omero. Per il secondo anno consecutivo, “terapia e compagnia” occupano il primo posto tra cento modalità d’uso considerate, segnalando quanto il pubblico attribuisca valore alle conversazioni orientate al conforto e alla vicinanza.
Secondo Paolo Omero, esperto di IA di infoFactory, le piattaforme stanno spostando il confronto dalla semplice capacità di trattenere l’attenzione degli utenti alla possibilità di entrare nella loro sfera personale. I modelli possono modulare il linguaggio e produrre risposte che sembrano empatiche, ma questa impressione non dimostra che provino emozioni o instaurino rapporti affettivi reali.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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