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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Diabete, il numero invisibile: oltre un milione non sa di averlo

Il rapporto 2026 fotografa una crescita della malattia e segnala divari territoriali, sociali e assistenziali ancora rilevanti

Per Roberto Pella, la ricerca e l’innovazione devono diventare strumenti concretamente disponibili lungo tutto il percorso di cura. Il co-presidente dell’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili ritiene che questo permetterebbe al Servizio sanitario nazionale di limitare le complicanze e ridurre le differenze nell’accesso all’assistenza.

Anche Daniela Sbrollini richiama la necessità di un approccio più ampio. «Alla prevenzione del diabete e dell’obesità deve affiancarsi una più forte e organica strategia di prevenzione cardiovascolare», ha affermato la senatrice, sottolineando il legame tra queste condizioni e il rischio di frammentare gli interventi quando vengono affrontate separatamente.

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Una crescita che non si arresta

In Italia le persone con diabete sono 3,8 milioni: rappresentano il 6,4% dell’intera popolazione e il 7,5% di quella adulta. Più di nove casi su dieci riguardano la forma di tipo 2, mentre una stima contenuta nel rapporto indica che oltre un milione di cittadini potrebbe convivere con la malattia senza averne consapevolezza.

Il dato del 2025 è il risultato di un aumento progressivo: la prevalenza era del 4,2% nel 2005 e del 5,4% nel 2015. In termini complessivi l’incremento raggiunge il 52%; considerando invece l’effetto dell’invecchiamento demografico, la crescita resta pari al 23% nell’arco di vent’anni.


Cuore e diabete spesso insieme

La presenza della malattia diventa più frequentemente associata ad altre patologie croniche dopo i 45 anni. Tra le persone seguite nei centri specialistici, una parte consistente ha già avuto problemi cardiovascolari e più della metà presenta anche ipertensione.

Questo quadro rende più complessa la presa in carico e sposta l’attenzione oltre il semplice controllo della glicemia. Gli autori del documento indicano infatti come obiettivo la riduzione del rischio generale, intervenendo sui diversi elementi che possono favorire complicanze nel medio e lungo periodo.


Divari che pesano sulla salute

La distribuzione del diabete non è omogenea sul territorio nazionale. Il Mezzogiorno registra una presenza maggiore rispetto alle regioni del Centro e del Nord, in uno scenario nel quale condizioni economiche, sociali e culturali possono influire sia sulle possibilità di prevenzione sia sull’accesso ai servizi.

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La patologia risulta inoltre più diffusa tra le persone con livelli di istruzione inferiori e nei gruppi socialmente più fragili. Per il rapporto, questi elementi confermano che il diabete non è soltanto una questione clinica: incidono anche il contesto di vita, l’educazione sanitaria e la disponibilità di percorsi assistenziali uniformi.


Cure ancora difficili da coordinare

Nel percorso quotidiano molti pazienti devono fare i conti con attese prolungate, procedure articolate e un raccordo non sempre efficace tra i diversi professionisti. Per una condizione che richiede verifiche regolari e sorveglianza costante, la continuità dell’assistenza è un elemento centrale.

Quando visite ed esami vengono rinviati, può diventare più difficile individuare in tempo eventuali complicanze e mantenere un controllo stabile della patologia. Il documento segnala che, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, una parte delle persone continua a incontrare ostacoli nell’accesso ai servizi.


Il rapporto presentato al Senato

I dati sono contenuti nel 19esimo Italian Barometer Diabetes Report 2026, realizzato dai ricercatori di Ibdo Foundation insieme all’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e all’Università di Roma Tor Vergata. L’analisi ha ricevuto un contributo non condizionato da Novo Nordisk.

Il documento è stato illustrato il 13 ottobre 2026 a Roma, durante un appuntamento ospitato dal Senato e promosso su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini. Le indicazioni raccolte collegano quindi l’aumento dei casi alla necessità di rafforzare prevenzione, integrazione tra le cure e accessibilità delle innovazioni terapeutiche e assistenziali.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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