Meteo su Roma.

Salute 4 min di lettura6 ore fa

Trapianto di cellule, primo intervento giapponese per il Parkinson

Una paziente è stata dimessa dopo l’impianto di precursori neuronali ottenuti da cellule adulte riprogrammate a Kyoto

In Giappone una donna sulla cinquantina ha ricevuto un trapianto sperimentale per il Parkinson all’Ospedale universitario di Kyoto.

Offerta del giorno6 novembre

Rowenta

-12% sui lavapavimenti da Rowenta

Scade tra 24 giorni
******


Il confronto con le cure disponibili

Secondo Clelia Pellicano, neurologa e ricercatrice del Life – Santa Lucia Irccs, non è ancora possibile stabilire quali pazienti possano ottenere il vantaggio maggiore da questa procedura. Mancano inoltre ricerche capaci di mettere direttamente a confronto il trapianto cellulare con le terapie avanzate già impiegate, tra cui la stimolazione cerebrale profonda.

Le due strategie agiscono in modo diverso: la stimolazione utilizza impulsi elettrici per modificare l’attività di determinati circuiti nervosi, mentre l’impianto punta a ricreare nel cervello una fonte biologica di dopamina. Pellicano ha spiegato che, in prospettiva, questo meccanismo potrebbe favorire una produzione più costante della sostanza e limitare le oscillazioni, ma le prove disponibili non consentono ancora di trarre conclusioni definitive.


Il limite dell’intervento

L’obiettivo è compensare la perdita dei neuroni dopaminergici, non arrestare tutti i processi legati alla malattia. “Compensare la carenza di dopamina non significa fermare il Parkinson”, ha sottolineato Alessandro Tessitore, presidente della Società Italiana Parkinson e Disordini del Movimento Limpe-Dismov e professore ordinario di Neurologia all’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

La degenerazione può infatti proseguire e interessare altre cellule del cervello, con conseguenze sulle capacità cognitive, sul sonno e sull’umore. Restano da chiarire anche la durata dell’attività delle cellule impiantate e l’eventualità che, con gli anni, vengano coinvolte nei meccanismi patologici della malattia.


Come vengono preparate le cellule

L’intervento non prevede l’iniezione diretta di cellule staminali. “Non si trapiantano cellule staminali, ma cellule che ne derivano, cioè precursori già indirizzati a diventare neuroni produttori di dopamina, con il compito di sostituire quelli perduti”, ha precisato Tessitore.

Il materiale viene ricavato da cellule adulte di donatori sani, riprogrammate in laboratorio e poi trasformate in precursori destinati a diventare neuroni dopaminergici. Con una procedura neurochirurgica, queste cellule vengono collocate nel putamen, area cerebrale coinvolta nella regolazione dei movimenti. Poiché arrivano da un donatore, il percorso comprende anche una terapia immunosoppressiva per ridurre il pericolo di rigetto.


Dalle prime prove ai dati disponibili

Il tentativo di rimpiazzare le cellule perdute risale agli anni Ottanta, quando sono stati utilizzati tessuti fetali. I risultati sono stati disomogenei e in alcuni casi sono comparsi effetti indesiderati. “Oggi la vera innovazione è essere riusciti a ottenere in laboratorio, a partire da cellule adulte riprogrammate, precursori dei neuroni dopaminergici attraverso un processo controllato e potenzialmente riproducibile”, ha osservato Pellicano.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Le autorità giapponesi hanno valutato i risultati di una sperimentazione clinica preliminare, sviluppata in due fasi presso l’Università di Kyoto e pubblicata su Nature. Il gruppo comprendeva sette persone tra 50 e 69 anni, seguite per 24 mesi. La verifica principale riguardava la sicurezza: non sono emerse complicazioni gravi e le risonanze magnetiche non hanno mostrato formazioni tumorali riconducibili alle cellule impiantate. Sono stati comunque rilevati 73 eventi avversi, quasi tutti lievi e uno di entità moderata.


I risultati sui movimenti

Per l’analisi dell’efficacia sono stati considerati sei partecipanti. Il primo è stato escluso perché, per ragioni di sicurezza, aveva ricevuto l’impianto nei due emisferi cerebrali con otto mesi di intervallo.

Tra le sei persone valutate, quattro hanno evidenziato una riduzione dei sintomi motori quando i farmaci non stavano producendo effetto; in cinque il miglioramento è comparso durante la fase di efficacia della terapia farmacologica. Gli esami di diagnostica per immagini hanno inoltre fornito segnali compatibili con la produzione di dopamina da parte delle cellule trapiantate.

Il numero ridotto dei partecipanti e l’assenza di un gruppo di controllo impediscono però di attribuire con certezza i miglioramenti alla procedura. “I dati disponibili, per quanto incoraggianti, sono ancora limitati per poter concretamente ragionare sui benefici di questa terapia”, ha detto Pellicano, ricordando che non è noto se l’effetto resterà nel tempo né se potranno svilupparsi discinesie tardive o reazioni immunitarie.


Il via libera giapponese

Nel marzo scorso il trattamento a base di raguneprocel ha ottenuto in Giappone un’autorizzazione condizionata e limitata nel tempo. Il provvedimento permette di utilizzare la terapia in un quadro regolamentato mentre prosegue la raccolta di informazioni su sicurezza ed efficacia.

L’operazione eseguita a Kyoto è il primo intervento effettuato dopo quel via libera. L’ospedale ha riferito che il recupero dopo l’operazione è stato favorevole e che la paziente ha già lasciato la struttura. Il trattamento è rivolto a persone selezionate con Parkinson, per le quali le opzioni disponibili non garantiscono un controllo sufficiente dei sintomi.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

Ti è piaciuto? Condividilo

La domanda di oggi

Le lettere personali possono favorire il dialogo tra le parti?

Continua a leggere