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Salute 3 min di lettura8 ore fa

Shamonda, il vettore è minuscolo: dove vive il Culicoides

Il virus circola negli allevamenti italiani e il ruolo del piccolo insetto resta da chiarire: ecco cosa sappiamo su diffusione, punture e sorveglianza

Niente allarmismi, ma più controlli. È questa la linea indicata da Sara Epis, professoressa associata di Parassitologia all’Università degli Studi di Milano e componente del direttivo della Società italiana di parassitologia, dopo la comparsa del virus Shamonda in alcuni allevamenti italiani. L’esperta invita a studiare meglio gli insetti presenti sul territorio, gli animali che pungono e i patogeni che possono veicolare.

Il virus è stato rilevato in Europa dalla scorsa estate e ha raggiunto anche l’Italia, con segnalazioni in Trentino-Alto Adige, nelle aree di Trento e Bolzano, all’interno di allevamenti di bovini da latte. Per Epis, la diffusione potrebbe essere favorita proprio dai Culicoides, anche se non è ancora stata individuata con certezza la specie responsabile della trasmissione.

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Più controlli negli allevamenti

I monitoraggi sui Culicoides vengono già svolti in Italia soprattutto per seguire la febbre catarrale degli ovini. L’arrivo di Shamonda dovrebbe però portare a un’attività di sorveglianza più mirata, capace di stabilire quali specie siano presenti nelle diverse zone e quali ospiti scelgano per nutrirsi.

«Il caso Shamonda dimostra che anche insetti poco conosciuti possono incidere sulla circolazione dei virus emergenti», ha osservato Epis. La priorità, secondo la parassitologa, è raccogliere dati senza trasformare la scoperta in un motivo di allarme generalizzato.

Il fenomeno riguarda soprattutto la sanità animale. La prima infezione umana è stata infatti descritta in Francia in una persona gravemente immunodepressa, deceduta all’inizio di ottobre, come riferito dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Le manifestazioni cliniche del virus nell’uomo restano ancora sostanzialmente da definire.


Il piccolo insetto ama l’umidità

I Culicoides sono ditteri imparentati con zanzare e flebotomi. Misurano pochi millimetri, hanno dimensioni inferiori rispetto a entrambi questi insetti e possono essere riconosciuti anche grazie alle ali, caratterizzate da macchie chiare e scure utili a distinguere le varie specie.

A pungere sono soltanto le femmine. Il loro apparato boccale non raggiunge direttamente un vaso sanguigno: incide in modo superficiale la pelle e raccoglie il sangue che affiora. La puntura può provocare dolore, prurito, rossore e gonfiore; nei soggetti più sensibili le reazioni possono risultare più marcate.

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La loro presenza è legata soprattutto agli ambienti zootecnici. Non hanno bisogno necessariamente di pozze d’acqua, ma prediligono luoghi umidi e ricchi di materiale organico, come il terreno vicino alle stalle, il letame e le aree dove si accumulano deiezioni animali.

La specie Culicoides obsoletus è diffusa in tutto il territorio italiano e tende a essere più numerosa nelle aree con allevamenti. In città, invece, è molto meno probabile incontrarla. L’attività degli insetti aumenta al crepuscolo e nelle prime ore notturne, mentre il calo delle temperature ne riduce la presenza.


Un sospetto ancora da dimostrare

La distribuzione dei Culicoides è pressoché globale, con l’eccezione delle regioni sottoposte alle condizioni climatiche più estreme. La loro stretta associazione con il bestiame ne favorisce la diffusione in molti Paesi, Italia compresa, dal Settentrione alle regioni meridionali.

Nel settore veterinario questi insetti sono già noti come vettori della febbre catarrale degli ovini e del virus Schmallenberg, entrambi capaci di provocare conseguenze rilevanti negli allevamenti di ruminanti. Proprio questa esperienza ha portato gli studiosi a considerare i Culicoides i principali candidati anche per Shamonda.

Tuttavia, il legame non è stato ancora provato in laboratorio. Esistono riscontri epidemiologici e il virus è stato isolato da Culicoides raccolti in Africa e in Giappone, dove Shamonda è presente, ma in Europa il contributo effettivo di questi insetti rimane da verificare.

Tra le specie osservate con maggiore interesse c’è Culicoides obsoletus, che si alimenta soprattutto sui ruminanti ma può colpire anche le persone. «Le conoscenze sul virus e sul suo vettore sono ancora limitate», ha spiegato Epis, sottolineando la necessità di capire se e in quale misura l’insetto sostenga la circolazione del patogeno.

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