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Cronaca 3 min di lettura3 ore fa

Shamonda, il primo contagio umano cambia l’allerta in Europa

Il caso francese riapre gli interrogativi su un virus finora associato agli animali, già individuato in diversi allevamenti europei e anche in Italia.

La prevenzione negli allevamenti passa soprattutto dalla riduzione del contatto tra animali e insetti vettori. Eliminare ristagni d’acqua ed effluenti liquidi, limitare i luoghi adatti alla deposizione delle uova e sottoporre i mezzi di trasporto a disinfestazione sono tra gli interventi indicati per contenere il rischio.

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La difesa degli allevamenti è decisiva

Gli operatori sono invitati a rivolgersi al veterinario qualora compaiano febbre, diarrea, aborti o una diminuzione marcata della produzione di latte, soprattutto nei periodi in cui gli insetti sono più attivi. Il professionista potrà valutare le cure di sostegno e gli esami diagnostici necessari.

Nei bovini l’infezione può provocare anche problemi riproduttivi e un calo significativo della produzione lattiera. Nei piccoli ruminanti i disturbi sembrano generalmente più contenuti, mentre nei cavalli sono stati osservati quadri neurologici gravi.


Un decesso ora sotto esame

A cambiare il quadro è stato il rilevamento in Francia della prima infezione umana conosciuta da virus Shamonda, indicato anche con la sigla Shav. La persona colpita soffriva già di una patologia severa ed è deceduta all’inizio di ottobre; gli accertamenti dovranno chiarire quale ruolo abbia avuto il virus nel decesso.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ecdc, mantiene i contatti con le autorità francesi e con gli altri interlocutori europei. L’obiettivo è capire come sia avvenuto il contagio e valutare le possibili conseguenze per la salute pubblica, considerando la particolare fragilità del paziente.


Il virus circola già in Europa

L’attenzione sull’uomo è arrivata dopo che Shav era stato individuato, per la prima volta in Europa, negli animali da allevamento durante l’estate del 2026. I primi segnali clinici negli animali erano comparsi a giugno, mentre l’identificazione del patogeno risale alla fine di luglio.

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Da allora il virus è stato rilevato in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera e Jersey. Prima dell’ondata europea, la sua presenza era già stata documentata in animali di Paesi esterni all’Europa.


Origine e modalità di trasmissione

Shamonda è un ortobunyavirus del sierogruppo Simbu, lo stesso gruppo che comprende il virus della malattia di Schmallenberg. Fu identificato per la prima volta in Nigeria nella metà degli anni Sessanta e, successivamente, segnalato in modo sporadico in Africa, Australia e Giappone.

I bovini rappresentano gli ospiti principali, ma il patogeno è stato trovato anche in ovini, caprini, alpaca e cavalli. La diffusione avviene soprattutto attraverso insetti del genere Culicoides, gli stessi associati alla febbre catarrale degli ovini e alla malattia emorragica epizootica; non risultano invece prove di una trasmissione diretta rilevante tra animali, salvo il passaggio dalla madre al feto durante la gestazione.


Dalla rassicurazione al nuovo scenario

Una circolare del ministero della Salute, diffusa a metà settembre 2026, descriveva la presenza del virus in Europa e in Italia. All’epoca il documento riportava l’assenza di evidenze di trasmissione all’uomo e, di conseguenza, non indicava conseguenze per la salute pubblica.

Il primo caso umano francese impone ora di rivalutare quella conclusione. La malattia non rientra tra quelle soggette a specifica classificazione nella normativa dell’Unione Europea sulla sanità animale: per questo non sono previsti obblighi ordinari di notifica, né programmi ufficiali dedicati di sorveglianza e controllo. Al momento, inoltre, non è disponibile un vaccino contro Shav.

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