Virus Shamonda, il primo caso umano apre un dubbio: colpa del clima
Il decesso di un paziente gravemente immunocompromesso riaccende l’attenzione su un patogeno già individuato negli allevamenti europei e sul ruolo dei moscerini vettori.
Il virus Shamonda, finora associato soprattutto agli animali da allevamento, è stato collegato per la prima volta a un’infezione umana mortale. Il paziente, gravemente immunocompromesso, è deceduto nei primi giorni di ottobre in un ospedale di Lione, in Francia, dopo aver contratto un virus simile a Shamonda.
La vicenda non chiarisce ancora se il patogeno abbia acquisito una maggiore capacità di colpire l’uomo oppure se l’esito sia legato principalmente alle condizioni del paziente. Le indagini sono in corso, mentre in Europa la circolazione del virus era già stata rilevata durante l’estate, Italia compresa.
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Il caso umano resta un enigma
La conferma del contagio è arrivata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Secondo Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all’Università del Salento ed ex responsabile di un programma del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie dal 2005 al 2015, Shamonda era conosciuto soprattutto in ambito veterinario.
Il virus può infatti colpire diverse specie allevate, in particolare i ruminanti. Il paziente francese avrebbe contratto l’infezione attraverso la puntura di un moscerino del genere Culicoides, lo stesso meccanismo ritenuto responsabile della diffusione del patogeno tra gli animali.
Lopalco ha sottolineato che l’aspetto inatteso riguarda proprio la possibilità di un’infezione nell’uomo. «È ancora da capire se abbia guadagnato nuove capacità patogene», ha scritto, indicando nella fragilità del paziente una delle ipotesi da valutare insieme a quella di un cambiamento nelle caratteristiche del virus.
Il clima amplia il fronte veterinario
Nei mesi estivi Shamonda era stato individuato in numerosi allevamenti di vari Paesi europei. La sua presenza è stata segnalata anche in Italia, in un contesto nel quale le condizioni climatiche possono favorire la proliferazione dell’insetto che trasporta il virus.
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Il Culicoides è già noto agli specialisti del settore perché trasmette anche la malattia della lingua blu, considerata più conosciuta e più dannosa per gli allevamenti. L’aumento della circolazione di Shamonda viene quindi osservato soprattutto dal punto di vista veterinario, senza che siano state ancora definite le conseguenze per la popolazione generale.
L’allarme di Lopalco
In un intervento sui social, Lopalco ha collegato il nuovo episodio alla combinazione tra cambiamento climatico e globalizzazione. «Se ancora non abbiamo capito quanto la crisi climatica sia pericolosa per la nostra specie, tutte queste avvisaglie dovrebbero svegliarci», ha scritto, riferendosi alla comparsa del primo caso umano.
L’esperto ha poi richiamato la necessità di rafforzare lo studio dei legami tra salute animale e salute umana. Il caso francese, per ora isolato e ancora da interpretare, aggiunge un elemento alle segnalazioni arrivate dagli allevamenti e riporta l’attenzione sul ruolo dei vettori nella diffusione delle infezioni.
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