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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Sanità, il 56% lega le molestie al genere: il dato italiano

Una rilevazione in quattro Paesi mostra il peso della svalutazione professionale e la carenza di strumenti per segnalare e affrontare gli episodi di violenza

In Italia il 56% del personale sanitario che ha raccontato episodi di violenza o molestia ritiene che il proprio genere abbia inciso, almeno in parte, su quanto accaduto. La percentuale è la più alta tra i quattro Paesi coinvolti: si passa dal 39% della Spagna al 35% del Portogallo, fino al 30% della Slovenia.

Il dato emerge dalla prima indagine del progetto europeo Brave-Wow, condotta su oltre 4.600 professioniste e professionisti appartenenti a 35 strutture sanitarie. La rilevazione ha coinvolto ospedali, residenze sanitarie assistenziali, servizi di cura, centri territoriali e strutture per l’assistenza a lungo termine.


Il sostegno resta difficile da trovare

Anche quando una situazione viene segnalata, la risposta delle organizzazioni appare spesso insufficiente. Soltanto il 39,2% dei partecipanti pensa che la propria struttura intervenga in modo efficace, mentre il 31,9% riconosce la presenza di misure preventive chiaramente visibili.

Il supporto psicologico risulta ancora meno diffuso: appena il 20,8% riferisce che sia disponibile. Gli ospedali italiani, secondo l’ISS, sono quelli che presentano l’attrezzatura migliore nel confronto internazionale, ma meno di un operatore su quattro dichiara di avere accesso a servizi destinati alle vittime di violenza e molestie.


La violenza passa anche dalla svalutazione

La ricerca non si concentra soltanto sulle aggressioni fisiche o sulle offese esplicite. Un operatore su sei racconta di subire con regolarità la messa in discussione del proprio lavoro, attraverso delegittimazione, mancato riconoscimento e giudizi ripetuti sull’attività professionale.

Anna Carannante, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e componente del gruppo di progetto, ha sintetizzato così il risultato: «La violenza non coincide sempre con l’aggressione». Secondo la ricercatrice, comportamenti quotidiani e reiterati possono finire per essere considerati normali; individuarli rappresenta quindi un passaggio necessario per prevenirli.


Sovraccarico tra i principali fattori

Il 68,1% degli intervistati dichiara di avere assistito ad aggressioni verbali. Il contesto più spesso collegato a violenze e molestie non è quello dei turni notturni o delle emergenze, bensì la pressione determinata dall’eccessivo carico di lavoro e dal sovraffollamento, indicata dal 54,3% dei partecipanti.

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Tra chi ha vissuto direttamente episodi di questo tipo, il 37,9% indica un superiore come possibile autore o soggetto coinvolto. Seguono i familiari dei pazienti, con il 25,2%, i colleghi, con il 24,4%, e i pazienti, con il 21,1%.


Disparità anche nelle carriere

Più della metà del campione, il 52,7%, ritiene di poter parlare senza timori con la dirigenza delle situazioni che provocano disagio. Tuttavia, il quadro cambia quando si valuta la fiducia nella capacità dell’organizzazione di intervenire e prevenire.

Sul piano professionale, il 21,3% riferisce di essersi visto negare una promozione o un aumento rispetto a colleghi di un altro genere. Le differenze più marcate tra i Paesi riguardano proprio la disponibilità di strumenti preventivi e di servizi di sostegno.

In Italia la raccolta dei dati è stata coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e ha coinvolto 2.149 operatori di 14 strutture. L’indagine è stata presentata contemporaneamente in Italia, Portogallo, Spagna e Slovenia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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