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Salute 2 min di lettura13 ott

Sanità e dati, la sfida è portare l’innovazione anche al Sud

Il libro bianco Heal Italia 2036 propone una cabina di regia nazionale e un percorso dedicato a sette Regioni meridionali

Giorgio Mulè ha indicato nel libro bianco Heal Italia 2036 un documento capace di andare oltre il confronto tra esperti: durante la presentazione alla Camera, il vicepresidente ha sottolineato il ruolo della politica e delle istituzioni nel rendere concreta l’innovazione sanitaria.

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Heal Italia prepara il salto tecnologico

Il progetto nasce da una rete sostenuta dal Pnrr, che riunisce più di cento realtà tra università, Irccs, ospedali e imprese. La Fondazione Heal Italia propone di mettere questo patrimonio a disposizione del Servizio sanitario attraverso infrastrutture dedicate, centri digitali per la medicina di precisione e le cosiddette “Officine”.

Questi spazi dovrebbero collegare le necessità dei territori con il lavoro della ricerca e con l’applicazione clinica. L’obiettivo è trasformare le competenze e gli strumenti già disponibili in modelli utilizzabili negli ospedali, favorendo il trasferimento delle innovazioni dalla sperimentazione all’assistenza.


Una regia comune per i dati sanitari

Il libro bianco suggerisce di affidare il coordinamento a una struttura permanente, nella quale siano rappresentati ministeri, Regioni, mondo della ricerca, sanità e industria. A questa cabina di regia spetterebbe il compito di fissare priorità condivise, uniformare gli standard e accompagnare l’introduzione delle nuove tecnologie.

Tra le misure indicate compare una piattaforma capace di far dialogare dati clinici, genomici e raccolti nella pratica quotidiana. Il documento include anche una raccolta digitale di immagini istopatologiche, sperimentazioni pilota negli ospedali e iniziative per rendere più efficace il passaggio dei risultati scientifici al sistema produttivo e assistenziale.


Il Mezzogiorno al centro del percorso

La proposta comprende un programma rivolto a Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Campania e Abruzzo. Il piano punta a rafforzare le strutture esistenti, collegare i centri di eccellenza agli ospedali territoriali e ampliare l’uso della telemedicina, così da condividere competenze anche nelle aree più lontane dai poli principali.

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L’accesso a protocolli avanzati di prevenzione e cura dovrebbe riguardare anche le strutture periferiche. Fra i risultati attesi figurano meno spostamenti fuori Regione per ricevere assistenza, tempi più brevi per gli esami diagnostici complessi, una maggiore diffusione delle reti cliniche e livelli di servizio più uniformi.


Il calendario indicato fino al 2030

La tabella di marcia proposta copre il periodo 2027-2030. La prima fase riguarda l’assetto di governo e la definizione degli standard; seguiranno l’avvio di una rete dimostrativa, l’inserimento dei nuovi percorsi nel Servizio sanitario e l’allargamento dei modelli che avranno mostrato risultati validi.

Per Laura Leonardis, direttrice generale della Fondazione, il progetto meridionale non deve diventare un capitolo separato: «Non una politica separata, ma uno strumento per evitare che le nuove tecnologie amplino i divari già esistenti». La strategia nazionale e il piano per il Sud vengono quindi presentati come parti dello stesso disegno, con l’obiettivo di rendere l’innovazione accessibile anche ai territori oggi meno serviti.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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