Rsv, arriva una nuova protezione per i neonati: cosa cambia
L’Aifa ha autorizzato clesrovimab, anticorpo monoclonale a dose fissa e di lunga durata, per ampliare la prevenzione delle forme respiratorie più gravi nei primi mesi di vita.
Per le Regioni, poter scegliere tra più anticorpi monoclonali può avere un valore anche sul piano della programmazione sanitaria. Secondo d’Agostino, la disponibilità di alternative potrebbe favorire decisioni con ricadute positive sui bilanci regionali e permettere, in futuro, confronti tra i diversi prodotti utilizzati nella pratica quotidiana.
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Più strumenti per le strategie regionali
L’approvvigionamento dei farmaci destinati alla profilassi contro il virus respiratorio sinciziale è infatti affidato alle Regioni. Il confronto tra gli anticorpi impiegati nel mondo reale potrà fornire elementi utili per orientare le scelte successive, valutando anche l’impatto economico delle diverse strategie.
L’obiettivo non riguarda soltanto l’organizzazione delle forniture. Una sorveglianza epidemiologica e virologica capillare, ha spiegato Michele Conversano, resta importante per pianificare con maggiore precisione le campagne di prevenzione e seguirne l’andamento durante la stagione delle infezioni.
Gli effetti possono durare nel tempo
La prevenzione dell’Rsv potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la riduzione degli accessi ospedalieri. Paolo Manzoni ha ricordato che alcune infezioni respiratorie nei primi anni possono associarsi a una maggiore probabilità di sviluppare problemi respiratori e asma fino all’adolescenza.
«Prevenendo l’Rsv possiamo anche modificare queste traiettorie negative sulla salute dei bambini che si ammalano», ha affermato Manzoni. La profilassi, secondo gli esperti intervenuti, può inoltre limitare i ricoveri, alleggerire la pressione sugli ambulatori e ridurre le ripercussioni della malattia sulla vita dei familiari; per questo la relativa spesa viene considerata un investimento nell’area della prevenzione.
Anche la gestione pratica della somministrazione può incidere sull’organizzazione. Clesrovimab viene infatti iniettato con una quantità prestabilita, senza doverla modificare in base al peso del neonato, una caratteristica che potrebbe semplificare la programmazione quando il farmaco sarà distribuito anche attraverso i pediatri di libera scelta.
Clesrovimab amplia la prevenzione
L’autorizzazione dell’Agenzia italiana del farmaco introduce una possibilità aggiuntiva contro le patologie delle basse vie respiratorie provocate dall’Rsv. Il medicinale è un anticorpo monoclonale di lunga durata e agisce su un bersaglio diverso rispetto ad altri prodotti della stessa categoria.
Questa caratteristica, ha spiegato Manzoni, potrebbe rivelarsi utile qualora comparissero resistenze ad altri anticorpi. I dati disponibili indicano inoltre una protezione potenzialmente superiore ai 5 mesi, un aspetto rilevante nelle annate in cui la circolazione del virus arriva fino a maggio.
Clesrovimab risulta attivo contro entrambi i sottogruppi A e B dell’Rsv. L’infezione provocata da uno dei due sottotipi, infatti, non garantisce una protezione anche nei confronti dell’altro.
La protezione parte dalla nascita
Per i neonati esistono già più modalità di prevenzione: la vaccinazione in gravidanza, che consente il trasferimento della protezione al nascituro, e un altro anticorpo monoclonale a lunga durata. Per gli adulti, invece, sono disponibili vaccini rivolti soprattutto alle persone anziane e fragili.
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Uno studio pubblicato su una rivista scientifica europea ha inoltre osservato, nella pratica clinica quotidiana, una diminuzione degli accessi al pronto soccorso e dei ricoveri in terapia intensiva tra i bambini sottoposti alla profilassi passiva con l’anticorpo già disponibile.
La raccomandazione indicata dagli esperti prevede la somministrazione degli anticorpi monoclonali ai nuovi nati tra ottobre e aprile direttamente in ospedale. Per i bambini venuti alla luce al di fuori di questo intervallo, l’intervento dovrebbe essere programmato a ottobre attraverso un contatto attivo dei pediatri di famiglia, così da garantire la copertura durante la prima stagione di circolazione del virus.
Antonio D’Avino ha sottolineato la necessità di coordinare pediatri, centri vaccinali e istituzioni regionali. L’obiettivo è avvicinare le coperture dei bambini nati fuori stagione a quelle ottenute nei punti nascita, predisponendo per tempo indicazioni comuni e procedure operative.
Il peso della bronchiolite nei neonati
La decisione arriva mentre la stagione dell’Rsv, normalmente compresa tra ottobre e marzo, si sovrappone alla circolazione di Covid, influenza e virus parainfluenzali. Nei bambini molto piccoli il virus può causare bronchioliti e polmoniti e, su scala mondiale, viene associato a oltre 100 mila decessi pediatrici ogni anno.
Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, ha ricordato che prima dell’introduzione degli anticorpi monoclonali a lunga durata la bronchiolite rappresentava la principale causa di ricovero nel primo anno di vita. In Italia, ha riferito, si registravano circa 15 mila ricoveri annuali tra i bambini sotto i 12 mesi, con 2.000 casi che richiedevano il trasferimento in terapia intensiva.
«La disponibilità adesso di un secondo anticorpo monoclonale con potenzialità di efficacia sovrapponibile a quello già disponibile amplierà ancora le opportunità che come pediatri abbiamo di governare e gestire questa patologia», ha dichiarato Agostiniani durante la presentazione del farmaco a Roma.
L’arrivo di clesrovimab punta quindi a rafforzare la protezione dei neonati e a ridurre l’impatto assistenziale dell’Rsv, senza sostituire le altre modalità di prevenzione già previste.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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