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Salute 2 min di lettura41 min fa

Ribociclib, il vantaggio sulla sopravvivenza resta a 6 anni

Nel carcinoma mammario HR+/HER2− ad alto rischio, l’aggiunta del farmaco alla terapia endocrina ha ridotto la mortalità del 19,1% nei dati a sei anni.

Il dato più rilevante arriva quando il trattamento è già terminato: nelle pazienti con carcinoma mammario HR+/HER2− in fase iniziale e con elevata probabilità di recidiva, il beneficio associato a Ribociclib continua a emergere anche a distanza di tempo. A sei anni, la combinazione con la terapia endocrina ha portato a una riduzione della mortalità pari al 19,1% rispetto alla sola terapia endocrina.

L’analisi riguarda una delle forme più frequenti di tumore della mammella. In Italia interessa ogni anno circa 37-39mila donne, su un totale di circa 55mila nuove diagnosi; almeno 13.000 pazienti presentano caratteristiche cliniche che le collocano nella fascia più esposta alla ricomparsa della malattia.

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Il beneficio continua dopo il trattamento

I risultati provengono dall’analisi a sei anni dello studio di Fase III Natalee, condotto su pazienti con malattia in stadio II o III. Il gruppo comprendeva sia persone senza interessamento dei linfonodi, ma con altri elementi di alto rischio, sia tutte quelle con linfonodi coinvolti.

Un elemento sottolineato dai ricercatori riguarda la durata dell’effetto. Le pazienti avevano concluso la terapia da una mediana di tre anni, ma il vantaggio sulla sopravvivenza complessiva ha continuato a consolidarsi anche successivamente, rafforzando l’ipotesi di un effetto prolungato dell’associazione farmacologica.

I dati sono stati presentati al congresso annuale 2026 della European Society for Medical Oncology (Esmo). Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo, ha definito i risultati a sei anni una conferma del beneficio sulla sopravvivenza globale e ha osservato che, se pienamente utilizzata, questa strategia potrebbe offrire ogni anno a oltre 10.000 pazienti italiane un’ulteriore possibilità di contenere il rischio di recidiva.

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Chi può accedere alla combinazione

HR+/HER2− indica una neoplasia caratterizzata dalla presenza di recettori ormonali e dall’assenza della proteina HER2. Nella fase considerata dallo studio, la malattia rimane localizzata alla mammella oppure ai linfonodi vicini, ma presenta fattori associati a una maggiore probabilità di ritorno.

Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, ha spiegato che il risultato osservato nella malattia avanzata trova ora riscontro anche nelle fasi precoci. Secondo l’oncologo, l’aggiunta dell’inibitore di CDK4/6 alla terapia endocrina adiuvante, dopo l’intervento chirurgico, può incidere sul percorso futuro delle pazienti e mantenere un vantaggio anche anni dopo la fine della somministrazione.

In Italia, Ribociclib, utilizzato insieme alla terapia endocrina adiuvante, è rimborsato per le pazienti con carcinoma mammario HR+/HER2− iniziale, coinvolgimento linfonodale e alto rischio di recidiva.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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