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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Il microbiota cambia il conto delle calorie: cosa mostra lo studio

Un modello dell’Arizona State University considera il ruolo dei batteri intestinali nell’energia ricavata dagli alimenti e nelle differenze tra le diete

Il conteggio delle calorie resta utile, ma non racconta da solo quanta energia il corpo ricava davvero dagli alimenti. I risultati disponibili non dimostrano che cambiare il microbiota porti automaticamente a dimagrire: mostrano piuttosto quanto sia articolato il rapporto tra dieta, digestione e metabolismo.

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Un modello verso la nutrizione su misura

L’attività dei microrganismi intestinali potrebbe aiutare a comprendere perché persone diverse ottengano una quantità differente di energia dagli stessi alimenti. Questo legame, secondo la ricerca, può offrire nuovi elementi per studiare l’obesità e altre patologie metaboliche.

L’obiettivo indicato dagli studiosi è sviluppare strumenti che considerino non solo i nutrienti introdotti, ma anche il modo in cui l’organismo li elabora insieme alla propria flora intestinale. Il modello Damm, però, è ancora destinato alla ricerca e non può essere usato come metodo già pronto per elaborare diete personalizzate.


Il calcolo tradizionale lascia fuori qualcosa

La quantità di energia indicata sulle confezioni deriva da stime medie basate sui parametri di Atwater, che assegnano valori standard a grassi, carboidrati e proteine. Questo sistema non riproduce completamente ciò che accade lungo il tratto digerente, perché una parte delle sostanze non viene assorbita nell’intestino tenue.

Arrivate nel colon, alcune componenti vengono trasformate dai batteri attraverso la fermentazione. Tra queste ci sono le fibre, dalla cui degradazione si formano gli acidi grassi a catena corta; una parte di tali molecole passa nell’organismo e può essere impiegata per produrre energia.

Il gruppo dell’Arizona State University ha inserito questi passaggi in un modello matematico chiamato Damm, presentato sulla rivista PLOS One. Le sue stime attribuiscono agli acidi grassi a catena corta assorbiti nel colon un contributo medio di circa 140 calorie al giorno, equivalente al 7,4% dell’energia utilizzabile ottenuta dagli alimenti.

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Le fibre riducono l’energia assorbita

Il confronto con i dati di uno studio controllato sull’alimentazione ha indicato una maggiore precisione del modello rispetto ai parametri tradizionali. I partecipanti avevano seguito due schemi: uno con molte fibre e amido resistente, l’altro più vicino alla dieta occidentale, caratterizzata da meno di queste sostanze e da alimenti più lavorati.

La differenza osservata è stata di circa 116 calorie al giorno in più assorbite da chi seguiva la dieta occidentale. Il dato può sembrare inatteso, perché fibre e amido resistente alimentano la fermentazione batterica nel colon.

La spiegazione sta nella distribuzione dei processi digestivi. Gli alimenti poveri di fibre cedono una quantità maggiore di energia già nell’intestino tenue, mentre fibre e amido resistente arrivano più avanti e vengono trasformati dai microrganismi. Anche considerando l’energia recuperata grazie alla fermentazione, il totale ricavato da una dieta ricca di fibre risulta quindi più basso.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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