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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Riabilitazione, l’Italia si divide: il dato che preoccupa dopo ictus e traumi

Il primo rapporto nazionale fotografa forti squilibri territoriali e un sistema nel quale il privato accreditato gestisce la maggior parte dei percorsi ospedalieri

«Questo rapporto dimostra che quelle differenze non sono percezioni, ma una realtà documentata dai dati ufficiali. È una situazione che non possiamo più considerare accettabile». A.L.I.Ce. Italia Odv richiama così l’urgenza di assicurare alle persone colpite da ictus un’assistenza riabilitativa adeguata, rapida e uniforme.

Il quadro che emerge riguarda anche chi è stato ricoverato lontano dalla propria regione. La mobilità sanitaria è particolarmente elevata per i residenti in Basilicata: il 42,3% dei loro ricoveri avviene fuori territorio. In Friuli Venezia Giulia la quota raggiunge il 39,2%.

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Le regioni non offrono le stesse risposte

Sul fronte opposto, la Provincia autonoma di Trento accoglie il 46,5% dei pazienti provenienti da altre regioni, mentre l’Emilia-Romagna arriva al 42,0%. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna risultano i principali centri di attrazione per questo tipo di assistenza.

La quantità di posti disponibili, da sola, non spiega gli spostamenti. Lazio e Molise, pur avendo una dotazione superiore alla media, registrano un saldo negativo; Emilia-Romagna, Veneto e Umbria ottengono invece un saldo positivo con meno letti. Secondo l’analisi incidono anche l’organizzazione dei servizi, la presenza di competenze specialistiche e il modo in cui vengono costruiti i percorsi di cura.


Dati in calo, letti quasi recuperati

Nel 2024 gli ospedali hanno registrato 290.711 dimissioni in riabilitazione, rispetto alle 314.715 del 2014: la diminuzione è del 7,6%. Le giornate complessive di degenza sono state circa 7,66 milioni, ancora il 6,5% in meno rispetto al 2019.

La disponibilità di posti letto, invece, si è avvicinata ai livelli precedenti alla pandemia, con una distanza dell’1,1%. Il settore pubblico ha subito l’impatto più pesante dell’emergenza sanitaria e presenta una permanenza media di 27,2 giorni, contro i 26,1 giorni rilevati nelle strutture private.

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Il privato sostiene gran parte dell’offerta

La componente privata accreditata concentra quasi l’80% delle dimissioni. In particolare, le case di cura private accreditate raccolgono il 57,6% del totale, confermando il loro peso centrale nell’organizzazione della riabilitazione ospedaliera.

Anche il ricorso al ricovero mostra una forte distanza tra i territori: la media italiana è di 3,96 ricoveri ogni 1.000 abitanti, mentre nel 2014 era pari a 4,59. Il valore più alto appartiene alla Valle d’Aosta, con 8,10, e quello più basso alla Toscana, con 1,79.


Neuro-riabilitazione concentrata in pochi territori

Le differenze riguardano pure la dotazione dedicata al recupero e alla riabilitazione funzionale. In Piemonte si contano 0,72 posti ogni 1.000 abitanti, contro gli 0,16 della Sardegna, una disponibilità oltre quattro volte inferiore.

Ancora più limitata appare la neuro-riabilitazione: i servizi sono concentrati in un numero ristretto di centri e risultano quasi inesistenti in diverse aree del Mezzogiorno. I dati sono contenuti nel primo rapporto nazionale sulla riabilitazione ospedaliera, intitolato “Analisi della riabilitazione ospedaliera”, commissionato dalla fondazione Gianfranco Salvini con il sostegno di A.L.I.Ce Onlus e presentato al ministero della Salute.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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