Allattamento esclusivo, il dato che preoccupa: Italia sotto il 50%
La rilevazione Oms-Unicef segnala una media globale del 49,1% alla dimissione ospedaliera e del 22,6% a sei mesi; in Italia crescono i valori tra i 4 e i 5 mesi.
Quasi la metà dei neonati nel mondo lascia l’ospedale dopo aver ricevuto soltanto latte materno, ma la percentuale diminuisce sensibilmente nei mesi successivi. È il quadro che emerge dall’indagine condotta in 28 Paesi di quattro continenti dalla rete internazionale dei coordinamenti nazionali della Baby-friendly Hospital Initiative, promossa da Oms e Unicef.
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Il sostegno si interrompe troppo presto
La quota media di allattamento esclusivo dalla nascita alla dimissione si è fermata al 49,1%, il livello più contenuto registrato nei 16 anni di monitoraggio. A sei mesi, invece, la percentuale rilevata scende al 22,6%.
Secondo Angela Giusti, co direttrice del Centro Collaboratore Oms dell’Istituto Superiore di Sanità per la promozione dell’allattamento e la prevenzione dell’obesità infantile, quasi nove famiglie su dieci iniziano ad allattare, ma molte non riescono a continuare secondo i propri desideri. La dirigente ha sottolineato che l’aiuto degli operatori, prima in ospedale e poi nei servizi territoriali, è importante ma non basta: incidono anche organizzazione del lavoro, misure a sostegno della genitorialità, disponibilità di spazi pubblici e tutela dalle pratiche commerciali legate ai sostituti del latte materno.
In Italia segnali positivi a 4-5 mesi
I dati della sorveglianza Iss dedicata a bambine e bambini da 0 a 2 anni mostrano che nel 2025 l’allattamento esclusivo ha interessato il 48,2% dei bambini nella fascia compresa tra 2 e 3 mesi. Tra i 4 e i 5 mesi la quota è stata del 39,3%, con risultati inferiori nel Mezzogiorno rispetto alle aree del Centro-Nord.
Proprio quest’ultimo valore evidenzia un aumento rispetto al 2022, quando si attestava al 30%. È rimasta invece invariata, al 13%, la percentuale di bambini che non hanno mai ricevuto latte materno.
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L’iniziativa arriva all’Istituto Superiore di Sanità
I risultati sono stati presentati a Roma durante il tredicesimo incontro del Bfhi Network, ospitato dall’Istituto Superiore di Sanità e in programma fino a domani. All’appuntamento partecipano delegazioni internazionali impegnate a verificare l’applicazione dei percorsi Baby-friendly negli ospedali, nelle unità neonatali e nei servizi territoriali.
Per Giusti, lo svolgimento dell’incontro in Italia assume un rilievo particolare perché il nuovo Piano nazionale della prevenzione ha inserito questi percorsi tra gli obiettivi che tutte le Regioni sono chiamate a perseguire. L’indagine, quindi, mette a confronto i risultati internazionali e richiama l’attenzione sulle condizioni necessarie per prolungare l’allattamento anche dopo la dimissione.
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