Quando la cura non basta: il dialogo medico lascia sole 6 pazienti su 10
Una ricerca su 168 donne mostra lacune nelle informazioni, nell’ascolto e nel sostegno pratico durante il percorso oncologico
«Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono rimanere sullo sfondo della visita», spiega Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Istituto europeo di oncologia e del dipartimento di oncologia ed onco-ematologia dell’Università di Milano. A suo avviso, il medico dovrebbe favorire un contesto capace di far emergere anche questi aspetti: «Per questo è necessario sviluppare competenze relazionali».
L’ascolto resta il nodo più fragile
Le pazienti dichiarano di avere fiducia nei professionisti, ma una parte consistente avverte una distanza proprio nelle fasi più delicate. Una donna su tre vorrebbe maggiore sensibilità e parole più comprensibili; il 24% segnala invece il bisogno di un sostegno emotivo e psicologico più strutturato.
Tra le richieste compaiono anche una spiegazione più ampia delle possibilità terapeutiche, indicata dal 21% delle partecipanti, e visite meno rapide, esigenza espressa dal 16%. Nel complesso, soltanto il 60% si dice appagato dal rapporto comunicativo con il proprio medico lungo il percorso della malattia e dei trattamenti.
Informazioni incomplete sulla malattia
Il 40% delle donne coinvolte ritiene di possedere una conoscenza piena del tumore al seno. Appena una paziente su due, inoltre, afferma di conoscere in modo approfondito i vantaggi delle terapie e le possibili reazioni avverse associate ai trattamenti.
Le carenze non riguardano soltanto gli aspetti clinici. Sessualità, alimentazione, equilibrio psicologico e gestione degli effetti indesiderati nella vita di ogni giorno sono tra gli argomenti sui quali le intervistate riferiscono di ricevere indicazioni pratiche e accompagnamento insufficienti.
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Il medico è stimato, la famiglia sostiene
La figura dell’oncologo viene generalmente associata a preparazione e disponibilità. Tuttavia, soltanto il 17% lo considera anche capace di comunicare con chiarezza e partecipazione, mentre il 20% lo giudica troppo sbrigativo.
Quando il supporto professionale non copre tutte le necessità, il riferimento principale diventa la rete privata: per 7 pazienti su 10 sono soprattutto familiari e partner a offrire sostegno. I risultati arrivano da una survey realizzata da Iqvia Italia su 168 donne con tumore al seno e promossa da Europa Donna Italia, sotto la direzione di Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile Centro studi Iqvia.
L’indagine è stata anticipata nel corso universitario “Laudato Medico Young - Comunicare è curare”, iniziativa dedicata ai medici under 40 e centrata sul rapporto comunicativo tra professionista e paziente.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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