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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Privacy sanitaria, 7 milioni di multa: cosa non ha funzionato

Il Garante ha contestato a Iqvia la gestione non anonima dei dati di oltre un milione di pazienti raccolti da 800 medici di famiglia.

Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, esclude responsabilità a carico dei medici di famiglia coinvolti. A suo giudizio, l’azienda avrebbe dovuto assicurare il rispetto delle regole sulla riservatezza, mentre i pazienti non erano consapevoli che le loro informazioni fossero rimaste riconoscibili.

Anelli sottolinea comunque che i medici devono continuare a prestare attenzione agli obblighi in materia di dati personali. La sua preoccupazione, spiega, riguardava l’eventuale coinvolgimento dei professionisti, ma in questa vicenda non emergerebbero loro responsabilità.


Gli obblighi imposti a Iqvia

Iqvia avrà 120 giorni per adeguare il trattamento alle prescrizioni dell’Autorità, se vorrà mantenere attiva questa attività. In alternativa, l’oscuramento delle informazioni dovrà essere realizzato direttamente dai medici, seguendo le garanzie stabilite dal Garante.

Il provvedimento non attribuisce quindi ai professionisti la gestione della violazione contestata. La responsabilità individuata riguarda il modo in cui la società ha raccolto e trattato i dati ottenuti dagli studi dei medici di famiglia.


Un archivio con dati leggibili

Nel sistema informatico erano presenti informazioni relative a più di un milione di assistiti appartenenti a 800 medici. Tra i dati consultabili figuravano anno di nascita, genere, diagnosi, ricette, esami effettuati e vaccinazioni, con archivi che arrivavano fino al 2001.

La banca dati comprendeva anche elementi capaci di identificare oltre 3.300 persone, tra nomi, codici fiscali, indirizzi e contatti. In più di 3.000 casi, a queste informazioni erano associati anche dati riguardanti lo stato di salute.

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Le violazioni contestate dal Garante

Secondo l’Autorità, Iqvia avrebbe assunto il ruolo di titolare del trattamento già dal momento della raccolta presso i medici. La società è stata accusata di avere utilizzato informazioni sanitarie senza una base giuridica adeguata e senza fornire ai pazienti un’informazione sufficiente.

Il Garante ha inoltre rilevato l’assenza di criteri definiti per la durata della conservazione, oltre alla mancata valutazione d’impatto e all’insufficienza delle misure di sicurezza. La sanzione ammonta a 7 milioni di euro ed è arrivata dopo gli accertamenti svolti nell’aprile 2025, riuniti al procedimento nato dalla notifica di una violazione dei dati inviata dalla stessa azienda.


La replica dell’azienda

Iqvia opera nella produzione di analisi su informazioni sanitarie e nei servizi di ricerca clinica destinati ai comparti farmaceutico e sanitario. In una nota, la società afferma che l’insieme di dati oggetto del provvedimento non viene impiegato nei propri servizi di ricerca clinica e non è collegato alla realizzazione di studi clinici commissionati dai finanziatori.

L’azienda fa sapere di avere collaborato con il Garante durante l’istruttoria e di avere avviato interventi per adeguarsi alle indicazioni ricevute. Iqvia, inoltre, prende atto della decisione e si riserva la possibilità di presentare ricorso.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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