Prezzi dell’elettricità, il nodo delle centrali: Azione va in Procura
Dopo il rialzo del Pun e una nuova analisi sui dati del 27 settembre, Carlo Calenda annuncia un esposto e un’altra interrogazione parlamentare
Ad agosto Arera aveva annunciato controlli più stringenti sul mercato elettrico dopo l’impennata del Pun. L’Autorità aveva però chiarito che, in quel momento, non risultavano anomalie sufficienti a spiegare i rincari, ricondotti soprattutto al costo del gas, alla domanda sostenuta e alle difficoltà produttive in Europa.
I dati decisivi non sono ancora visibili
La verifica delle condotte degli operatori non può basarsi soltanto sui valori aggregati della produzione. Per capire quali centrali abbiano contribuito alla formazione del prezzo servono le singole offerte, con quantità e condizioni economiche proposte sul mercato.
Queste informazioni non sono ancora consultabili. Il Gestore dei mercati energetici conserva infatti per sette giorni i dati relativi alle proposte di acquisto e vendita del Mercato del giorno prima. Trascorso questo intervallo sarà possibile ricostruire con maggiore precisione il comportamento degli impianti durante le ore contestate.
Calenda rilancia l’accusa
Nel frattempo Carlo Calenda ha annunciato una nuova iniziativa politica e giudiziaria. Il leader di Azione ha fatto sapere che il partito presenterà un’ulteriore interrogazione parlamentare e preparerà un esposto alla procura della Repubblica.
In un messaggio pubblicato il 28 settembre, Calenda ha scritto: “Continua la manipolazione del mercato elettrico ad opera dei soliti noti senza che l’Autorità muova un dito”. Nello stesso intervento ha chiesto di porre fine a quella che ha definito “uno sconcio inaudito sulla pelle dei cittadini”.
L’ipotesi sulle centrali ferme
L’iniziativa nasce da una nuova elaborazione di Giuseppe Zollino, professore associato di Tecnica ed economia dell’energia all’Università di Padova e responsabile Energia di Azione. L’analisi prende in esame il pomeriggio e la sera di domenica 27 settembre, concentrandosi sulla distanza tra il prezzo dell’elettricità e il costo teorico di una produzione affidata a impianti a gas.
Secondo i calcoli di Zollino, tra le 17 e le 21 il prezzo marginale sarebbe risultato più alto di circa 40-140 euro per megawattora rispetto a quello ipotizzabile con una centrale a gas. Da questa differenza il docente deduce che, in quelle ore, non sarebbero stati gli impianti alimentati a gas a fissare il prezzo del mercato.
Il confronto tra 27 e 25 settembre
A sostegno della propria lettura, Zollino richiama le rilevazioni in tempo reale pubblicate da Terna. Alle 18 del 27 settembre il termoelettrico risultava a circa 12,6 GW, mentre le importazioni valevano 5,6 GW; nello stesso momento l’idroelettrico era a 3,75 GW, il fotovoltaico a 2,53 GW e l’eolico a 2,05 GW.
Un’altra rilevazione, riferita alle 21.15 del 25 settembre, indicava invece una generazione termoelettrica vicina ai 24 GW. Il confronto tra i due valori alimenta il quesito sollevato da Zollino: a distanza di appena 48 ore, perché una quota tanto ampia della produzione termoelettrica non risultava attiva nella serata di domenica?
Il paragone, tuttavia, non consente da solo di stabilire quanta capacità fosse realmente utilizzabile. Le schermate riguardano momenti differenti e descrivono l’energia prodotta, non la potenza disponibile per ogni singolo impianto. La differenza potrebbe quindi dipendere da guasti, manutenzioni, limiti tecnici o ragioni economiche; non dimostra automaticamente una scelta deliberata di ridurre l’offerta.
Cosa significa trattenere capacità
È su questo punto che si concentra l’ipotesi formulata da Zollino. A suo giudizio, uno scarto nell’ordine di 11 GW sarebbe difficile da attribuire soltanto a indisponibilità tecniche. Tra gli scenari indicati c’è il cosiddetto “capacity withholding”, cioè la mancata immissione sul mercato di impianti potenzialmente utilizzabili oppure la presentazione di offerte talmente alte da escluderli dal dispacciamento, con il risultato di lasciare spazio a produzioni più costose.
Le regole europee Remit considerano vietate le pratiche capaci di alterare il funzionamento dei mercati energetici. Tuttavia, una centrale non operativa o un’offerta elevata non costituiscono automaticamente una violazione: per arrivare a una conclusione servono le informazioni sulla disponibilità effettiva, sui costi, sui vincoli tecnici e sulle decisioni assunte dai singoli operatori.
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