Pompieri esposti ai roghi tossici: l’appello Isde per il biomonitoraggio
Dopo anni di incendi industriali e rifiuti bruciati, i medici Isde rilanciano un progetto per controlli individuali sui Vigili del Fuoco e chiedono risposte più rapide sui dati raccolti in Campania.
Da vent’anni i Vigili del Fuoco operano in aree colpite da incendi tossici, ma per loro non esiste ancora un biomonitoraggio individuale strutturato. È questo il punto che i medici Isde mettono al centro rilanciando il Progetto EROI, che sarà presentato il 30 settembre 2026, dalle 16 alle 19, nella Sala Valeriani della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.
La richiesta arriva mentre in Campania si moltiplicano i roghi di impianti e depositi di plastiche, considerati dai promotori ancora più pericolosi di quelli di anni fa. Nel loro ragionamento, il tema non è solo ambientale: riguarda anche chi interviene per spegnere le fiamme ed entra in contatto diretto con le sostanze sprigionate dalla combustione.
I dati raccolti non hanno restituito risposte immediate
Secondo il testo diffuso dai medici, la Regione Campania dal 2011 ha investito circa 40 milioni di euro in studi epidemiologici e di biomonitoraggio, compresi Sebiorec e Spes. All’origine c’era una richiesta molto precisa da parte dei cittadini: controllare diossine e PCB, più che limitarsi ai metalli, ritenuti meno indicativi perché rimangono nel sangue per tempi molto più brevi.
I progetti avrebbero previsto oltre 1.500 analisi complessive su diossine e PCB, ma la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie, richiamata nel testo, segnala che i prelievi non sarebbero stati eseguiti a livello individuale. Sarebbe stata usata la tecnica del “pool”, unendo i campioni di 10 persone in un’unica analisi.
Per i promotori questo ha ridotto la possibilità di risalire con precisione alla concentrazione dei contaminanti nel singolo cittadino. Anche i dati cumulativi, però, avrebbero mostrato aree con livelli di diossine e mercurio sopra la media nazionale, mentre altri risultati sulla mappatura dei metalli pesanti sarebbero stati pubblicati solo a giugno 2026.
EROI, il progetto pensato per i pompieri
Il nuovo rilancio riguarda proprio i Vigili del Fuoco, definiti dai medici una categoria ad altissimo rischio per l’esposizione continua a diossine, PCB, metalli pesanti e altri inquinanti persistenti. Il Progetto EROI, acronimo di Studio Epidemiologico Regionale Operatori Incendi, punta a introdurre un biomonitoraggio tossicologico sistematico e individuale.
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Nel testo si ricorda che l’idea nacque nel 2011, nel pieno dell’emergenza roghi nella Terra dei Fuochi, e che fu presentata in un percorso istituzionale con la Diocesi di Aversa e con i ministri Balduzzi e Cancellieri. L’obiettivo era analizzare campioni biologici di una coorte di operatori esposti in prima linea, sul modello scientifico EcoFoodFertility.
I promotori sostengono però che l’iniziativa si sia scontrata con un vuoto normativo: in Italia non esisterebbe ancora un obbligo di legge per verifiche periodiche e individuali sull’accumulo di diossine nel sangue dei pompieri. Per questo chiedono tutele più strutturate e una restituzione più rapida dei dati raccolti negli screening.
Il nuovo allarme dagli incendi recenti
A riaccendere la polemica sono stati anche gli incendi più recenti, tra cui quello divampato a fine agosto e inizio settembre 2026 nell’impianto Eco Energy di Airola, nella Valle Caudina, e i roghi ancora in corso nelle ecoballe di Taverna del Re, a Giugliano. Il testo parla di nubi tossiche persistenti e di rilievi Arpac con picchi di diossine nell’aria oltre i riferimenti scientifici.
Da qui l’accusa rivolta alle istituzioni: i pompieri vengono celebrati come eroi, ma secondo i medici non vengono protetti in modo adeguato quando affrontano questi roghi industriali. La presentazione del 30 settembre 2026 vuole riportare il tema al centro e chiedere che il riconoscimento pubblico sia accompagnato da controlli sanitari concreti.
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